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polo chimico 

Celanese destinata a Benvic «Intervengano le istituzioni»

Timori per i 67 dipendenti Talmelli (Pd) chiede di cercare «l’acquirente migliore per occupazione e prospettive» Fiorentini (Erc): inaccettabile 

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L’ormai imminente vendita del sito industriale di Celanese di via Marconi, che dovrebbe passare dalle mani della multinazionale texana a quelle della Benvic (società della famiglia Bonomi, riconducibile all’attuale presidente di Confindustria, nonché presente nel sito della plastica di via Marconi) stimola riflessioni con sfumature diverse da parte del Pd e di Emilia Romagna Coraggiosa. Il tutto verte sulla quota occupazionale garantita dal nuovo acquirente, che sarebbe solo una parte dei 67 addetti del sito.

«Leggo – scrive Talmelli – che la vertenza Celanese si sta avviando, pare, ad una conclusione positiva, con la vendita del sito produttivo di via Marconi, uno dei tasselli fondamentali per la tenuta della chimica ferrarese. Conosco bene il polo chimico – prosegue il dirigente Pd – per la mia esperienza amministrativa e professionale, e come segretario del Pd di Ferrara chiederò a una persona della mia segreteria di occuparsi di lavoro, con un’attenzione particolare alla chimica cittadina». Dopo aver manifestato vicinanza ai lavoratori di Celanese «che da mesi stanno vivendo una condizione di incertezza sul loro futuro, e ai sindacati, che insieme alla Regione da subito si sono opposti alla chiusura dello stabilimento», il segretario dei dem di Ferrara annota che «i fatti di questi giorni dimostrano che era possibile trovare un’alternativa per dare continuità all’attività industriale, mantenendo i posti di lavoro». «Ed è in questa direzione - continua - che si dovrà cercare la soluzione migliore, e quindi l’acquirente migliore, chi dia garanzie occupazionali a tutti i lavoratori e dimostri di dare una prospettiva industriale ad un sito che deve diventare centrale nella strategia di sviluppo della città». «Auspichiamo – conclude Talmelli – che anche il sindaco Fabbri scenda in campo per occuparsi in prima persona di questa trattativa, che coinvolge decine di famiglie ferraresi».

La vede differentemente Leonardo Fiorentini, co-portavoce provinciale di Emilia Romagna Coraggiosa. «Scopriamo oggi, per mezzo di dichiarazioni precipitose e sbrigative, che l’azienda avrebbe ormai concluso la transizione, senza preoccuparsi di assicurare alcuna garanzia lavorativa e respingendo quindi diverse offerte, che avrebbero potuto invece tutelare i lavoratori e le loro famiglie a cui esprimiamo la nostra solidarietà. Per tale ragione - conclude Fiorentini - chiediamo che le istituzioni intervengano per correggere una modalità che appare davvero inaccettabile, pretendendo chiarimenti e azioni che salvaguardino le prospettive occupazionali e di rilancio produttivo nell’ottica di progressiva riconversione ecologica del sito». I “coraggiosi” si dicono sorpresi di una conclusione «non preceduta dal doveroso coinvolgimento di tutte le parti interessate». —

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