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Ferrara

«Aiutate mio fratello Restare in carcere può essergli fatale»

Una struttura disposta ad accoglierlo c’è Ma prima viene chiesto un contatto diretto 

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IL RACCONTO

«Mio fratello non può rimanere ancora in carcere, ha già provato due volte a togliersi la vita: potrebbe terminare di scontare la sua pena fuori, ma bisogna che chi lo segue si metta in contatto con la comunità disposta ad accoglierlo». È una richiesta d’aiuto, quella che arriva dal maggiore di due fratelli, prima che accada il peggio. Naturalmente non metteremo i loro nomi, per altro non hanno importanza: quel che conta, adesso, è salvare quella vita già tanto problematica.

È stato appunto il fratello maggiore a telefonare in redazione per segnalare la delicata questione: «Mio fratello è detenuto all’Arginone - racconta -, ha 38 anni, è stato condannato per piccole cose, appropriazione indebita di carta di credito, furto aggravato, reati ai quali si è però aggiunta l’evasione: doveva scontare un residuo di pena ai domiciliari, ma è uscito di casa. Era seguito dal servizio d’igiene mentale, aveva anche problemi di sdoppiamento della personalità, ma non lo si poteva obbligare a farsi curare, così ha smesso di farsi le iniezioni... Magari usciva, lo andavo a cercare, lo facevo tornare a casa... Poi un giorno lo hanno trovato i carabinieri, lo hanno arrestato, c’è stato il processo e la condanna per evasione».

Condanna che lo ha portato dietro le sbarre del carcere ferrarese il 10 marzo 2019: «Ho saputo a novembre che ha cercato di togliersi la vita due volte, per questo è convinto che ce l’abbiano con lui in carcere».

possibilità

In sostanza, il legale che segue la vicenda conferma il racconto e aggiunge ulteriori dettagli: «Il ragazzo avrebbe, forse, diritto a uscire dal carcere con l’affido in prova, ma non sono riuscito a trovare in provincia di Ferrara una struttura che collaborasse a questo scopo. Anche se non è obbligatorio, il tribunale di sorveglianza pretende una collocazione lavorativa o di volontariato in questi casi. Il fratello ha trovato la disponibilità in una comunità, a Santa Giustina di Mesola, che lo prenderebbe ma, prima di accollarsi l’impegno, gli addetti hanno bisogno di parlare con gli educatori del carcere e con il ragazzo. Li ho sollecitati a mettersi in contatto con questa struttura, anche tramite la direzione del carcere, ma niente, finora non ho ricevuto alcun riscontro. Il ragazzo ha scontato due anni, ne avrebbe altri tre, ma sarebbe sufficiente avviassero questi colloqui quanto meno per verificare se può uscire, invece non ho ricevuto alcun riscontro alle mie numerose richieste e questo sta dando di matto... Tentativi di suicidio? Li ha riferiti anche a me il fratello. La legge prevede determinati benefici, che per motivi vari non vengono concessi... Il garante per i diritti dei detenuti? No, non l’ho ancora sentito, mi riservavo di farlo nei prossimi giorni, terminato questo periodo di vacanze natalizie».

Ecco, forse un intervento di Francesco Cacciola, che il carcere dell’Arginone l’ha pure diretto, potrebbe essere risolutivo. —

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