La Nuova Ferrara

Ferrara

tribunale delle imprese 

Per il crac Capa niente sequestro per i beni dei 30 accusati

Daniele Predieri

Il giudice Romagnoli boccia la richiesta presentata  dal curatore Agresta Si entrerà nel merito a marzo sulla malagestio della Coop

2 MINUTI DI LETTURA





Nessun sequestro per “congelare” i beni personali dei 31 ex amministratori, dirigenti, sindaci e membri dei vari cda della coop di agricoltori Capa, fallita nel 2016 e da allora al centro di una inchiesta penale per bancarotta per dissipazione (giunta a conclusione e poi riaperta con una nuova perizia), dell’azione di responsabilità (citazione per danni per i 26 milioni di euro di buco, pendente davanti al tribunale delle imprese) e infine il sequestro preventivo, proposto dal curatore fallimentare Antonio Agresta. ora bocciato.

In questi giorni, infatti – depositata ieri – è arrivata la decisione del giudice Silvia Romagnoli del Tribunale imprese di Bologna che ha rigettato la richiesta di sequestro, indicando nelle motivazioni che non vi è il pericolo che i beni delle persone chiamate in causa per aver gestito malamente la Capa, averne dissipato il patrimonio e causato il buco conteggiato di 26 milioni di euro possano essere dispersi (venduti, dismessi con partecipazioni, altre intestazioni od operazioni).

Undici pagine

Il giudice spiega nelle 11 pagine che soprattutto la richiesta del curatore Agresta è tardiva: la dichiarazione di fallimento, infatti, è del novembre 2016 e il deposito della richiesta di sequestro (nel luglio 2020, e solo dopo la chiusura delle indagini penali, sottolinea il giudice); e inoltre gli atti prodotti a sostegno della richiesta di congelare i beni degli accusati, «non denotano adeguatamente la ricorrenza di un concreto ed attuale pericolo di sottrazione del proprio patrimonio al soddisfacimento dei crediti risarcitori della procedura». Dunque, non sussiste il principio del “periculum”. Dunque, non è necessario sequestrare i beni e si può attendere che si entri nel merito all’udienza del 9 marzo, quando lo stesso giudice aprirà l’istruttoria dell’azione di responsabilità contro chi è accusato di aver amministrato e gestito la Capa dal 2010 al 2016. Ma lo stesso giudice, dopo aver letto attentamente i copiosi atti (indicandoli anche eccessivi da parte del curatore) entra già nel merito e compie una selezione e spiega che «sussiste il fumus» per attribuire la mala gestione della Capa ai vecchi amministratori e sindaci nella prima fase del dissesto dal 2010 fino al 2014. Senza indicare gli altri, i nuovi che subentrarono ai vecchi in una situazione di estrema difficoltà, che invece hanno gestito la Capa dal 2014 al 2016. «Possiamo dire – spiega a nomi dei molti amministratori e colleghi, l’avvocato Giuliano Onorati – di esser soddisfatti del pronunciamento del giudice, soprattutto per il secondo gruppo di amministratori (i nuovi, ndr). Anche la selezione operata sulle operazioni indicate (vendite, cessioni, ipoteche, ndr), sono state ritenute dal giudice fatti episodici non finalizzati alla dispersione dei beni personali di fronte al fallimento». «Ora – chiude – attendiamo marzo per entrare nel merito delle questioni». –



© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google