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Il caso

Offese antisemite inviate al Meis di Ferrara: sdegno e allarme

Il direttore del Meis Amedeo Spagnoletto
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Il direttore del Meis Amedeo Spagnoletto

Una lettera con insulti alla comunità ebraica è stata inviata al Museo di via Piangipane. Numerosi messaggi di solidarietà dalla politica e dalle istituzioni al direttore Spagnoletto

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FERRARA. Una missiva con offese antisemite è stata inviata al Meis, il museo per l’ebraismo e la Shoah in via Piangipane a Ferrara. Giovedì all’apertura della struttura dopo il periodo natalizio gli impiegato hanno aperto la corrispondenza scoprendo il contenuto offensivo contro gli ebrei. Sulla vicenda sta indagando la Digos della Questura. Al Meis, alla comunità ebraica e al direttore del museo Amedeo Spagnoletto, sono arrivate numerosi attestati di solidarietà.

«Non sarà la violenza a prevalere, ma la costanza e l'impegno di chi lavora ogni giorno per conservare e tramandare la memoria di ciò che è stato - ha detto il sindaco Alan Fabbri - Il Meis è un patrimonio nazionale che non a caso ha sede a Ferrara. La storia della nostra città, infatti, si intreccia fortemente alla cultura ebraica, e ne è arricchita. Ed è impegno della nostra Amministrazione tutelare, promuovere e valorizzare questo patrimonio. I deliri antisemiti contenuti nella lettera, di qualsiasi matrice siano, non possono essere né tollerati né sottovalutati e devono avere pesanti conseguenze per i responsabili. È ora di mettere definitivamente fine a episodi di questo tipo».

«Anche a nome dell’Assemblea legislativa esprimo la mia più sincera vicinanza al Meis di Ferrara. Condanno nella maniera più ferma ogni forma di violenza e di antisemitismo: la nostra comunità, e in particolare quella ferrarese, hanno già pagato duramente gli effetti della barbarie antisemita. Dobbiamo ogni giorno rafforzare gli anticorpi democratici che possano prevenire ogni ipotesi di un ritorno alle pagine più tragiche della nostra storia. Tutta la nostra comunità deve reagire duramente e speriamo che al più presto le autorità competenti individuino e sanzionino i responsabili di questo vile gesto», ha commentato Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa regionale.

«Non dobbiamo sottovalutare il clima di intolleranza che in Italia colpisce duramente gli appartenenti ad alcune etnie e gruppi religiosi. Questo odio strisciante viene fomentato da chi si nutre della frustrazione e della paura che molti provano verso coloro che sono lontani per tradizioni, credo o cultura. Proprio per questo le istituzioni devono investire con forza su progetti come quello del Meis», ha aggiunto la capogruppo Pd in Regione Marcella Zappaterra.

Solidarietà al direttore Spagnoletto arrivano anche dai coordinatori provinciali di Italia Viva a Ferrara Eric Zaghini e Licia Barbieri: «Episodi così gravi di violenza ed è ridente discriminazione razziale non devono più essere sottovalutati e passare inosservati. Vogliamo invitare tutti i cittadini, nessuno escluso, a prestare grande attenzione all’uso e al peso di parole e azioni che possono contribuire in maniera indelebile alla creazione di un clima tossico, violento e divisivo che non appartiene in nessun modo alla città di Ferrara».

«Sdegno. E’ quello che proviamo, prima di tutto come persone. E poi come rappresentanti delle Istituzioni. Di fronte a gesti come questi è importante stringerci a chi, in questo caso il Museo dell'Ebraismo e della Shoah di Ferrara, è fatto bersaglio di farneticazioni inqualificabili - affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori -  L’antisemitismo è stato un dramma immane, una ferita per l’intera umanità e bisogna essere fermi nel non sottovalutare e nel condannare gesti che si rifanno a una delle pagine più buie della storia. Bisogna dire basta all’odio e a chi alimenta un clima di rabbia, di chiusura, di scontro. Il Museo dell'Ebraismo e della Shoah di Ferrara arricchisce, con le proprie testimonianze e la memoria della Shoah, il patrimonio storico della nostra regione, costituendone anche una importante parte identitaria. La cultura è un potente antidoto- chiudono Bonaccini e Felicori- anche per smaltire le scorie del secolo scorso. Noi ci crediamo, le Istituzioni sono impegnate su questo obiettivo comune. E non ci sarà spazio per l’odio e per l’intolleranza».

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