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Acquacoltura di valle resistono pochi privati «Aiuti dalle istituzioni»

Andrea Tebaldi
Acquacoltura di valle resistono pochi privati «Aiuti dalle istituzioni»

Anguille e branzini di alta qualità ma a prezzi troppo bassi Problemi d’interscambio con il mare e di uccelli predatori 

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L’acquacoltura ha grandi tradizioni e potenzialità nel Ferrarese, ma un presente in mano a pochi operatori. Enrico Folegatti, proprietario insieme al fratello Gabriele dell’azienda “Le Vene di Bellocchio”, associata a Confagricoltura Ferrara e vocata all’acquacoltura estensiva su circa 30 ettari di valle, è uno di questi. «Il ciclo produttivo dell’acquacoltura estensiva comincia in primavera con la messa a dimora degli avannotti all’interno delle aree lagunari - racconta Folegatti - dove il pesce si alimenta e cresce in maniera naturale e, per poi essere pescato dopo circa tre anni. Dimenticati purtroppo gli antichi fasti legati alle Valli di Comacchio, che avevano portato a nomea mondiale l’allevamento dell’anguilla, oggi rimangono in provincia di Ferrara solo alcuni privati, come il sottoscritto, che ancora credono nella vallicoltura a livello estensivo, ovvero senza nessun tipo di costrizione dei pesci e senza apporto di alimentazione».

“Le Vene di Bellocchio” alleva anguille, branzini e orate in prevalenza, ma le difficoltà di condurre un’azienda di acquacoltura sono enormi: «Di natura ambientale, in quanto i canali adduttori al sistema vallivo sono «sempre chiusi o quasi a mare (vedi canale del Gobbino e Logonovo) in pratica la via di scambio tra mare e valli, senza di essi i bacini tra i quali il mio morirebbero, come peraltro stanno morendo le valli di Comacchio - racconta l’imprenditore - E di tipo predatorio da parte degli uccelli ittiofagi, in primis i cormorani, anche perché da alcuni anni sono bloccati gli interventi per il loro controllo numerico. C’è infine l’aspetto economico, legato al non riconoscimento da parte del consumatore di un prodotto di qualità superiore proprio perché allevato naturalmente, senza l’apporto di alimentazione artificiale».

Folegatti, pur non avendo registrato per il suo prodotto ittico pesanti ripercussioni dovute al Covid in quanto la distribuzione, con la chiusura dei ristoranti, è stata in parte sopperita dagli acquisti diretti delle famiglie, conclude: «Per il nuovo anno spero che vi sia una maggiore attenzione da parte delle istituzioni per quanto riguarda i canali adduttori a mare e per quanto riguarda il contenimento degli uccelli ittiofagi, che rappresentano il vero flagello dell’acquacoltura estensiva. La vallicoltura è messa a dura prova dall’incuria dell’uomo e dagli effetti del cambiamento climatico, è necessaria una corretta gestione idraulica affinché la vallicoltura estensiva sopravviva. Diversamente è destinata a scomparire un’attività secolare fonte di reddito per molte famiglie e vitale sotto il profilo ambientale e sociale». —

Andrea Tebaldi

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