Fondazione Estense, “Pronto soccorso” per i bisogni sociali. E ora la fusione
L’ex azionista Carife ha speso oltre 200mila euro in aiuti. Modena in pole per l’alleanza, ma bisogna firmare nel 2021
Sono tramontati i tempi nei quali era il “dominus” di arte, cultura e volontariato, grazie ad una disponibilità finanziaria senza paragoni in provincia, ma la Fondazione Estense, ex Carife, ha comunque trovato una chiave per rendersi utile al territorio. «Abbiamo aiutato concretamente un gran numero di associazioni a mantenere aperte le loro attività in favore delle persone più deboli, anche in quest’anno segnato dal Covid» spiegano il presidente Giovanni Polizzi e il segretario generale Marianna Pellegrini. Il 2021 però esaurisce il triennio del nuovo corso di Palazzo Crema, ripartito dalle macerie Carife grazie all’aiuto delle altre fondazioni emiliane, e appunto entro dicembre è necessario trovare un partner con il quale fondersi: interlocuzioni ce ne sono, in particolare con Modena, accordi ancora no.
COSE CONCRETE
Nel 2020 la Fondazione aveva a disposizione un budget frazionale rispetto agli anni , cioè i 135.500 euro del Fondo di solidarietà delle fondazioni bancarie emiliano romagnole, più 76.410 dagli enti collegati. Sono dodici i progetti finanziari, con cifre che vanno dai 30mila euro alla Caritas diocesana ai 5mila del Canoa Club. Tutte cose molto concrete: per dire, alla Caritas con quei soldi hanno acquistato un nuovo piano cottura per la mensa, il generatore di vapore e lavapavimenti, e il materiale monouso per la distribuzione dei pasti da asporto («le cene causa Covid non possono farle in mensa»). La Papa Giovanni XXIII ha usato 24mila euro per dotarsi di un pullmino per portare al loro centro di Baura i disabili da Bondeno, Fiscaglia o Migliarino: senza questo mezzo sarebbero rimasti a casa, privati di attività e socializzazione. La nuova sede dei Frutti dell’albero, che lavora anche in rapporto uno ad uno con autistici gravi, è più vicina grazie ai 26mila euro della Fondazione, che sostituiscono i banchetti di autofinanziamento. Assieme alla Gulinelli sono stati erogati 26.600 euro alla Coop integrazione lavoro, per proseguire i tirocini con i carcerati propedeutici alle attività dei disabili: così hanno potuto andare alla sede di Baura a raccogliere le fragole e fare la marmellata.
Altri aiuti sono andati ad Associazione Giulia (10mila euro), Fondazione Ant (per un furgone, 24.300 euro con l’aiuto della Fondazione Santini), Il Mantello (20.200 euro), Asp Ferrara (10mila euro), Associazione Lo Specchio (15mila euro), Centro Donna giustizia (10mila euro) e scuola Don Milani a Cona (10.810 euro con il contributo della Fondazione Magnoni Trotti).
IL FUTURO
I soldi del Fondo di solidarietà possono essere utilizzati solo per interventi sul sociale, ma Palazzo Crema vorrebbe mantenere una presenza anche sul terreno culturale, usando le sinergie con la Pianori e la Niccolini: quest’anno uscirà il bando sessennale per opere artistiche e letterarie locali, con primi premi per svariate migliaia di euro.
Lo snodo di tutto, però, è la fusione con una Fondazione “cugina”: «Dobbiamo farlo entro quest’anno, altrimenti ci estingueremo» dice senza mezzi termini Polizzi.
La Estense oggi è decisamente più appetibile rispetto a tre anni fa, in quanto il debito con Bper è stato estinto con la cessione di Palazzo Crema (in affitto all’ex Carife e subaffittata ad altri enti e associazioni), anche se c’è una clausola di riacquisto. Inoltre il governo ha varato consistenti sgravi fiscali, che la Fondazione incorporante potrebbe continuare a sfruttare. Sull’altro piatto della bilancia bisogna mettere i fondi, generati nel territorio “acquirente” e dirottati appunto nel Ferrarese per consentire l’attività della Estense.
In caso di fusione Ferrara resterebbe una succursale operativa della Fondazione-madre, con una struttura tecnica comunque molto efficiente e un comitato territoriale per valutare gli interventi. —
Stefano Ciervo
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