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Pesce in tavola Richieste sottotono ma alle vongole non si rinuncia

Annarita Bova e Katia Romagnoli
Pesce in tavola Richieste sottotono ma alle vongole non si rinuncia

Per gli allevatori alla fine è andata meglio del previsto  Giornate nere per i pescatori, con il mare in burrasca

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goro. Alla fine è andata abbastanza bene. Le famiglie italiane, anche a casa, hanno scelto il pesce per i pranzi e le cene delle feste ed anche se i numeri non sono certo da salti di gioia, sia i pescatori di Goro che quelli di Porto Garibaldi tirano un sospiro di sollievo considerate le nere aspettative.

Certamente meglio per gli allevatori di vongole rispetto a chi lavora con il pesce azzurro, ma le prossime settimane si presentano comunque difficili, con la regione ancora arancione e i ristoranti che possono lavorare solo con l’asporto.

a tavola

«Abbiamo iniziato ad affrontare il periodo delle feste credendoci davvero poco – spiega il sindaco di Goro Diego Viviani, che è anche socio di una cooperativa –. Le previsioni e la richiesta erano molto sottotono, con la ristorazione ferma. Alla fine abbiamo venduto, non come al solito ma non è giusto nemmeno lamentarsi. Vista la situazione è andata anche bene, con le famiglie che non hanno rinunciato ad avere il pesce in tavola».

Intanto la nursery quest’anno è ricca di novellame, con ottime prospettive per la prossima raccolta. «Almeno uno spiraglio di luce in questo periodo nero – sottolinea Viviani –, speriamo di poter poi vendere e vendere bene altrimenti oltre al danno arriva anche la beffa. Un po’ come in montagna, dove non vedevano tanta neve da anni e hanno ancora gli impianti chiusi».

in mare

Vendita del pesce fresco diminuita durante le festività natalizie, che mai, prima d’ora hanno inciso così pesantemente sui bilanci familiari dei pescatori, già alle prese con una crisi di settore di lunga data. Non solo giornate di maltempo, accompagnate da mare mosso e da una mareggiata di inizio inverno hanno costretto i pescherecci in porto per periodi prolungati, ma anche il perdurare della chiusura dei ristoranti e le restrizioni anti Covid 19, hanno inferto un duro colpo alla marineria locale.

«A parte dal 27 al 30 dicembre – spiega Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e Grande Pesca di Porto Garibaldi, che gestisce il mercato ittico comunale –, non ci sono stati prezzi adeguati per il pescato di giornata. I prezzi erano stracciati. I commercianti accampano la scusa del Covid, che penalizza le vendite e quindi le uscite in mare sono state poche».

Dal 17 novembre scorso il calendario di pesca ha affiancato un giorno ulteriore per le calate settimanali, per cui i pescherecci possono prendere il largo anche il venerdì, mentre nel weekend restano attraccati in porto. «Ma non ne vale la pena – incalza Ariberto Felletti –, si esce tutti i giorni se il tempo lo permette, ma non c’è guadagno, mentre le spese per noi ci sono sempre. In questo periodo, soprattutto a Natale si sono pescate canocchie e poco altro. Se fai una patta ti va bene, –ammette con rammarico il presidente della coop Piccola e Grande Pesca –, altrimenti ci rimetti».

Anche le pescherie hanno lavorato con il freno tirato, rispetto allo stesso periodo degli scorsi anni e sui banchi di vendita, accanto alle tradizionali canocchie, si sono viste anche le sogliole, ma pochi branzini, poche seppie e poche orate. Entrambe le specie, sogliole e canocchie, durante le feste di Natale sono state poste in vendita al dettaglio a 10 euro (per 1, 5 kg). L’assenza di richiesta da parte dei ristoranti, chiusi proprio nel periodo più tradizionalmente gettonato dell’anno, ha tenuto in stand by e con il fiato sospeso l’intera marineria di Porto Garibaldi.

Si continua a da andare avanti a piccoli passi e con grandi incertezze. Non è possibile fare previsioni e questo per il settore è un vero dramma, con i ristoranti che non prenotano il pesce prima ma sono costretti a lavorare un giorno per l’altro. —

Annarita Bova

e Katia Romagnoli

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