L’allarme di Confagricoltura «Per i danni della cimice servono aiuti alle imprese»
Il direttore Paolo Cavalcoli fa il punto sulle difficoltà di questo momento E denuncia che le agevolazioni annunciate non sono ancora arrivate
«Sono ben noti i danni patiti dalle aziende frutticole della nostra provincia a causa della cimice asiatica».
A parlare è il direttore di Confagricoltura Paolo Cavalcoli. «Così come le notevoli difficoltà – prosegue Cavalcoli – che anche il settore agricolo sta subendo a causa della pandemia da Coronavirus, tant’è che sono stati emanati appositi provvedimenti di sostegno, rappresentati in massima parte da esoneri e sgravi contributivi. Ma purtroppo tali agevolazioni alle aziende ad oggi non sono ancora arrivate».
Cavalcoli prosegue. «Come noto nel marzo 2020 venne emanato il decreto che dichiarò lo stato di calamità a seguito dell’infestazione di cimice asiatica che colpì la provincia di Ferrara ed altre province della Regione Emilia Romagna nel corso del 2019. Tra gli aiuti contemplati dal Fondo di Solidarietà Nazionale a favore delle aziende che hanno subito un danno non inferiore al 30% della Plv dell’intera azienda, vi è anche l’esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali propri e dei propri dipendenti. Ebbene – dice ancora Cavalcoli – a tutt’oggi di tale esonero contributivo, sul quale le aziende che si sono viste accogliere la domanda per il riconoscimento della calamità fanno assoluto affidamento, non si sa assolutamente niente. Inoltre, la legge 77/2020 (di conversione del c. d. “decreto Rilancio”) recante misure urgenti di sostegno al lavoro a seguito dell’emergenza Covid-19, ha previsto l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro appartenenti alle filiere cerealicole, agrituristiche, florovivaistiche, apistiche, brassicole, vitivinicole, dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca ed acquacoltura, per il primo semestre 2020 (l’esonero non riguarda i contributi Inail e la quota a carico dei dipendenti). La legge – prosegue Cavalcoli – che ha previsto l’esonero contributivo è stata emanata lo scorso 17 luglio e prevedeva che l’Inps, entro venti giorni, comunicasse le procedure da utilizzare per poter richiedere il riconoscimento del beneficio». Sono trascorsi i mesi, l’Inps ha provveduto ad effettuare la tariffazione dei contributi dovuti per gli operai agricoli per il primo trimestre (con pagamento in scadenza alla data del 16 settembre 2020) e secondo trimestre (scadenza 16 dicembre 2020) con i criteri ordinari, senza tenere quindi in alcun conto l’esonero contributivo e senza preoccuparsi di emanare quelle disposizioni che avrebbero dovuto consentire, alle aziende interessate, di procedere con la richiesta di esonero. Le aziende che pertanto hanno provveduto ad effettuare il pagamento di detti contributi, nonostante una norma di legge ne prevedesse l’esonero ancorché non integrale, stanno ancora attendendo che l’Inps provveda ad emanare le procedure che consentiranno di inoltrare la domanda di esonero e conseguentemente di vedersi comunicare la somma da porre a sgravio dei prossimi contributi in scadenza. Sono trascorsi sei mesi dall’emanazione della legge 77/2020, quanto tempo ancora dovranno attendere queste aziende prima di essere messe nelle condizioni di poter beneficiare di quanto spetta loro?
«La prossima scadenza per il pagamento dei contributi è il 16 marzo – ricorda il direttore Cavalcoli – e si tratta di una scadenza importante, perché riguarda la manodopera occupata nel 3º trimestre 2020, ovvero nel periodo della raccolta dei prodotti. È indispensabile che vengano create le condizioni affinché le aziende colpite dai danni da cimice asiatica possano godere degli sgravi, così come è indispensabile che le aziende appartenenti ai comparti per i quali la legge 77/2020 ha previsto l’esonero contributivo parziale dei contributi afferenti il primo semestre 2020, possano fruire di quegli sgravi di cui non hanno potuto godere precedentemente». —
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