Meno colonscopie non necessarie Una tecnica scova i falsi positivi
Sperimentazione Scent al via con i degenti della Quisisana Una tecnica non invasiva sviluppata da una star up Unife
Individuare “l’impronta digitale” del tumore al colon attraverso una tecnica diagnostica innovativa, che non sostituisce la colonscopia ma consente di risparmiare un esame tanto invasivo a tutti quei pazienti (circa 30mila ogni anno tra Ferrara e Bologna) che si rivelano “falsi positivi”.
È questa la finalità del dispositivo sviluppato da Scent, start up dell’Università di Ferrara che ha rinnovato la collaborazione con l’ospedale privato accreditato Quisisana, cofinanziatore del progetto. Il dispositivo, hanno spiegato ieri il presidente della Quisisana Giorgio Piacentini, il presidente del Comitato scientifico di Scent, Cesare Malagù e l’assegnista di ricerca Giulia Zonta, utilizza sensori nanostrutturali in grado di individuare biomarcatori tumorali volatili specifici presenti nelle feci. Il paziente dovrà solo consegnarere un campione, che verrà analizzato dai sensori, per avere una prima, fondamentale diagnosi: sapere se il sanguinamento è di origine oncologica o se si tratta di una falsa positività. In quest’ultimo caso non sarà necessario sottoporsi alla colonscopia, ma si dovrà solo ripetere l’esame Scent dopo un anno, in via precauzionale. Se invece si accende la spia del marcatore tumorale, il passaggio successivo sarà la colonscopia.
Tutto questo con un doppio vantaggio: per i pazienti falsi positivi, che non dovranno sottoporsi inutilmente a un accertamento invasivo; e per il sistema sanitario, per un evidente risparmio in termini di costi e di liste d’attesa.
Nel corso degli ultimi tre anni Scent A1 è già stato clinicamente testato su mille persone, su base volontaria, tra i degenti delle strutture ospedaliere di Cona e del Delta, grazie alla collaborazione delle due aziende sanitarie. L’anno scorso è stato realizzato un laboratorio ad hoc nella clinica Quisisana e ora, dopo che i test strumentali sulla riproducibilità dei sensori di gas sono andati a buon fine, si comincerà ad applicare la tecnologia Scent A1 ai degenti della Quisisana, sempre su base volontaria.
Gli obiettivi
Per poter coinvolgere anche il resto della popolazione, si devono attendere i tempi per la certificazione europea, che portano l’avvio di Scent A1 su larga scala non prima del 2022. Ma nel frattempo, spiegano i ricercatori, lo staff di Scent ha già raggiunto risultati più che incoraggianti sia dal punto di vista clinico che della congruità del campione. «L’analisi attraverso i sensori dei composti organici volatili permette di individuare “l’impronta” digitale” del tumore - ha sottolineato il professor Malagù - I test hanno confermato l’alto valore predittivo di questa tecnica, che ci consentirà di ridurre l’80 per cento delle colonscopie sui falsi positivi».
Post-operatorio
Lo scenario successivo è concentrato sul monitoraggio post operatorio, fulcro del progetto Scient B2. Si punta ancora una volta alla minima invasività: il dispositivo consentirà di controllare il decorso dei pazienti attraverso l’analisi del sangue e dei tessuti, individuando (o scongiurando) la presenza di cellule tumorali.
«È un esempio - ha concluso Piacentini - dell’importanza del sostegno alla ricerca, che nel nostro Paese è sottofinanziata. La tragedia del Covid ci serva ad aprire gli occhi. A cominciare dal vaccino: averlo ottenuto in tempi così rapidi non è un miracolo, perché proprio grazie alla ricerca in corso da anni sui coronavirus (per trovare nuove cure contro il cancro) è stato possibile accelerare le procedure e arrivare a sintetizzare il siero immunizzante». —
Alessandra Mura
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