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Quattro anni fa l’allarme poi le beffe dei nigeriani «La polizia non lavora Non manda via nessuno»

Daniele Predieri
Quattro anni fa l’allarme poi le beffe dei nigeriani «La polizia non lavora Non manda via nessuno»

Nel 2016 le prime informative che arrivano da Parma, Torino, Padova Spesso sottovalutate, poi la svolta: l’agguato con machete di via Morata 

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Il retroscena

La prima informativa arrivava quattro anni fa in città, dai carabinieri di Parma, elencava una serie di nomi, tutti nigeriani, con contatti anche con Ferrara: tra i nomi delle persone che facevano parte di un’associazione criminale dedita a risse, aggressioni e violenze anche Lucky Odianose Antony, detto Ubeba. È uno dei primi atti che pone Ferrara, il clan degli Arobaga in città, collegata a Torino, Parma, Padova, capitali delle mafie nigeriane che da anni dilagano. Quattro anni dopo quei pezzi di carta, il blitz antimafia che portò ad arrestare 31 nigeriani nell’inchiesta “Signal” della Squadra mobile di Ferrara e della Procura antimafia di Bologna, ha confermato tutto: l’asse tra la nostra città, Padova, il Nord Italia passando appunto per Parma e Torino. E tra gli arrestati dell’ottobre scorso, guarda caso, c’è anche “Ubeba”. Vecchia conoscenza delle cronache cittadine, visto che fu lui uno degli aggressori del boss del clan rivale degli Eye, Stephen Oboh, massacrato a colpi di machete e con catene.

Quattro anni fa dunque, c’erano già dei segnali: precisi, univoci, concordanti come recitano gli atti di polizia. Ma, dal punto di vista investigativo non si fece granché. Come del resto non ebbe grande fortuna lo spunto che venne servito su un piatto d’argento l’8 giugno 2016 da Sunday Okoekoh, un nigeriano oggi trentenne (piccoli precedenti per spaccio), con la sua denuncia presentata a Polizia e Carabinieri: Sunday era stato accoltellato la sera prima nei giardini tra il Grattacielo e via Costituzione, in una maxi rissa di una ventina di persone innescata da un fatto ben preciso. Il nipote 16enne di Sunday doveva essere affiliato al clan degli Arobaga, lui si rifiutò ne nacque una maxi rissa con bastoni, bottiglie rotte, coltelli, tutto in diretta coi cittadini dei palazzoni di via Cesare Battisti che, pur impauriti, fotografavano: tre feriti “ufficiali” – raccontava la Nuova allora – uno di questi Sunday. Che mise nero su bianco i motivi della rissa e quali fossero le tecniche e metodologie di “affiliazione mafiosa” in città. Una denuncia che non ebbe grande seguito, approfondimento investigativo da parte degli inquirenti cittadini. E che di fatto raccontava di una guerra in corso tra bande, i due clan maggiori (sappiamo oggi) degli Arobaga e Eye, tanto che a questa guerra fecero seguito lo scontro politico in consiglio comunale con l’allora sindaco Tagliani che spiegava: «Siamo in presenza di qualcosa di più strutturato». E ancora Tagliani: «Tutte le forze dell’ordine si sono dette disponibili a ricorrere a nuovi rinforzi dalle città vicine». Rinforzi e mezzi per far fronte a quelle che non erano più solo bande di nigeriani. Che si facevano beffa della Polizia: «La Polizia di Ferrara non lavora perché comunque in passato con altri che hanno combinato casini, alla fine non ha mandato via nessuno» dicono tra loro Omomo Egbogun Glory ed Henry Arehobr “Treeman”, intercettati il 26 settembre 2018. Intercettati, perché in realtà la Polizia stava lavorando, perché due mesi prima il 30 luglio, gli stessi due nigeriani fecero parte del commando nell’agguato di via Morata. Un fatto che ha rappresentato la svolta delle indagini sui clan nigeriani: da allora, prima arresti e processi per l’agguato, poi l’inchiesta Wall Street contro lo spaccio sotto il grattacielo e quindi dopo due anni di indagine, il blitz contro gli Arobaga, mafiosi. Tra loro anche “Ubeba”, indicato come un capo, come quattro anni prima. –

Daniele Predieri

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