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riordino istituzionale 

Aggregazioni tra le Province La Regione riapre il tavolo

Stefano Ciervo
Aggregazioni tra le Province La Regione riapre il tavolo

Non si parla di fusioni ma di accordi volontari di area vasta su temi specifici Asse già pronto con Modena e Bologna ma cresce l’attenzione per Ravenna

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La Regione vuole mettere mano alla legge 13 sul riordino territoriale del 2015. Con gli enti Provincia che sono sopravvissuti alle soppressione per via della bocciatura del referendum costituzionale, ma sopravvivono depotenziati, e le mancate fusioni sempre tra Province, lo schema di riordino pensato appunto nella passata legislatura regionale è zoppicante. Per questo l’assessore Paolo Calvano, due giorni fa in commissione consiliare regionale, ha spiegato di voler riprendere in mano la legge, per verificare quali spazi di maggiore attuazione ci siano: sembra esclusa la riproposizione delle fusioni, tra l’altro vincolate ad un quadro nazionale, più probabile una spinta in favore di aggregazioni volontarie su questioni specifiche.

terreno fertile

Quello delle alleanze territoriali è un terreno allo stesso tempo fertile, nell’attuale contingenza, e minato, per le divisioni che ha portato con sé negli ultimi anni. La scelta dell’allora sindaco e presidente della Provincia, Tiziano Tagliani, di privilegiare per accordi di messa in comune di funzioni strategiche e amministrative, l’asse emiliano Modena-Città metropolitana di Bologna, non ha avuto un seguito concreto negli anni successivi. Dal punto di vista operativo, anzi, l’asse più attivo sembra essere ultimamente quello con la Romagna, sia per scelte nazionali (la fusione tra le Camere di commercio), che sugli scenari regionali: basti pensare alle recenti spinte dei comuni ferraresi per entrare nella Zona logistica semplificata in collegamento funzionale con il porto di Ravenna.

Lungo l’asse emiliano, invece, bisogna annoverare la marcia delle iniziative collegate al Ducato Estense, tra l’altro frenate dalla pandemia.

Calvano in commissione si è limitato a ricordare l’esistenza di questo accordo felsineo-estense (al pari di quelli tra Province romagnole e Parma-Piacenza). Risulta che già dalla prossima settimana si metteranno al lavoro i tecnici della Regione e delle varie Province per verificare, appunto, quali potenzialità ci siano e soprattutto quali gli orientamenti attuali dei vertici amministrativi. Il Castello è retto fino alle elezioni dal vicepresidente Nicola Minarelli ma la maggioranza è di centrodestra, e sulle alleanze territoriali la Lega non si è mai espressa chiaramente.

drenaggio concluso

Un punto sul quale Provincia e Regione hanno giocato fino in fondo la partita della legge 13 è il trasferimento di personale a seguito dello svuotamento di compiti e servizi al quale è progressivamente andato incontro l’ente territoriale. I “traslochi” sono avvenuti in due fasi: l’1 gennaio 2016 ha portato in Regione 1.211 dipendenti delle Province emiliano-romagnole, tra le quali 122 da Ferrara. Sei mesi dopo, con il trasloco dei Centri per l’impiego e delle funzioni relative al lavoro, sono passati di ente altre 470 persone, 48 ferraresi. Diversi addetti ex Castello sono finiti nelle tre agenzie regionali, cioè Arpae (gran parte del Settore ambiente), Protezione civile e appunto Agenzia regionale per il lavoro. E qui Calvano ha dichiarato “missione compiuta”, in quanto le Agenzie «sono tutte pienamente operative come centri di competenza interistituzionale». —

Stefano Ciervo

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