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Effetto Covid sui conti e sponsor da trovare La rivoluzione di Resca s’interrompe a metà

Stefano Ciervo
Effetto Covid sui conti e sponsor da trovare La rivoluzione di Resca s’interrompe a metà

L’ex presidente inseguiva una maggiore autonomia dai fondi pubblici Incassi soppressi e nuovi costi impongono revisioni del bilancio 

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lo scenario

Chiunque prenderà il posto di Mario Resca al vertice del Teatro Abbado, si dovesse pure trattare di un manager teatrale di lungo corso come Sergio Escobar, troverà ad attenderlo una sfida da far tremare i polsi, che parte per forza di cose dalla partita doppia del bilancio. «Questa è una Fondazione soggetta alle regole del codice civile, se non ha i conti a posto deve portare i libri in tribunale» aveva chiarito l’ex manager di McDonald’s Italia e Mondadori, quando ancora era convinto di doverla portare a termine lui, quest’impresa. Lo scoglio immediato è rappresentato dalla chiusura del rendiconto 2020, dopo che il preventivo era stato approvato in autunno con l’ultima riga addirittura in nero, ma una situazione pre-seconda ondata coronavirus che dovrà essere totalmente rivista.

Il mandato assegnato a Resca, di rendere meno dipendente la “fabbrica” culturale per eccellenza della città dai contributi comunali, oggi appare ancor più in salita, come pure gli obiettivi di attrarre sponsor, non centrato nemmeno da uno specialista come l’ex presidente, e di rendere più popolare l’Abbado.

conti da rifare

Quei 571 euro di chiusura contabile del preventivo 2020 non rispondeva alla realtà già al momento in cui era stato allegato alla delibera municipale di stanziamento del secondo acconto annuale, e Resca ne era consapevole. Basti pensare che l’introito da biglietti e abbonamenti era fissato in più di 500mila euro, comprendendo una quota sostanziosa di spettacoli autunnali che non si sono potuti tenere a causa della pandemia. Una quota dei costi artistici, che erano determinati in 1,2 milioni, sono stati pure “risparmiati”, ma lo sbilancio resta.

Le sponsorizzazioni sono un altro problema aperto, o meglio lo diventeranno quando la programmazione del teatro potrà tornare alla semi-normalità. Nel bilancio 2020 erano iscritti 212.154 euro, versati in gran parte dall’Eni, marchio quasi “istituzionale” per Ferrara comunque uscita dal budget per il progetto Muti, e l’ex presidente ci teneva a rimarcare i contributi di Bonifiche Ferraresi, la francese Econocom e del Banco Bpm.

Sul fronte costi ci sarà tra l’altro da conteggiare l’extra spesa per la direzione di Moni Ovadia, che si preannuncia “pesante”.

co-produzioni

Un impulso importante potrebbe venire eventualmente da un presidente come Escobar, sul fronte delle co-produzioni, già messo nel mirino da Resca come chiave per alzare la qualità delle stazioni senza incidere troppo sulle uscite.

La revisione settimanale dei costi era una fissa dell’ex manager e su questa puntava le carte per garantire un futuro certo ai 42 dipendenti della Fondazione, che aveva rivoltato nei ruoli di primo livello. Resca aveva fissato addirittura alla fine di quest’anno l’assicella della trasformazione del Teatro in una macchina più efficiente, ma la pandemia di per sé avrebbe allungato i tempi: ora bisogna mettere nel conto anche il passaggio di mano dell’intero Consiglio di amministrazione. Bisogna vedere a questo punto in che misura il Comune sia disposto ad accompagnare, finanziariamente, questo passaggio. —

Stefano Ciervo

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