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Emergenza freddo e povertà Il monito delle associazioni

Giovanna Corrieri
Emergenza freddo e povertà Il monito delle associazioni

Settantadue i posti letto disponibili, cui si aggiungono gli 8 di Asp e i 4 di Viale K Il terzo settore chiede al Comune un impegno concreto. L’esempio del passato

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Sul tema dei senza fissa dimora e del piano di contrasto alla marginalità e all’emergenza freddo, ieri in commissione, è stato chiesto un impegno concreto al Comune da parte delle associazioni del terzo settore. Da fonti dell’Unità Pastorale Borgovado e di Cidas, ci sarebbero fra le 20 e le 40 persone a non sapere dove andare la notte, e «la percezione è quella di uno scollamento fra problemi reali e istituzioni» diceva Patrizia Di Mella (Unità Pastorale Borgovado) chiedendo di prendere spunto dal passato, dalla Ferrara degli anni Cinquanta, quando la «prima e unica sindaco donna, la Balboni, aveva attuato una politica sociale concreta, ristrutturando per esempio l’ex lazzaretto di via Mortara»; nello specifico la richiesta è stata quella «di creare una piattaforma multimediale per aggiornare la disponibilità dei posti».

Posti che la rete di accoglienza Asp-terzo settore, ha annunciato Mario Angiolillo (amministratore unico di Asp), ha recentemente incrementato: sul territorio ferrarese sono infatti disponibili 72 posti letto, a cui si aggiungono ora altri 8 posti in strutture di proprietà di Asp e altri 4 messi a disposizione da Viale K.

E l’impegno di Asp va anche nella direzione di fronteggiare l’emergenza sanitaria, con la possibilità di eseguire tamponi rapidi a chi ha necessità di entrare celermente in struttura (in valutazione anche di collocare in hotel chi fosse in attesa dell’esito del tampone per poter ottenere il posto letto).

«Il freddo arriva a novembre, ci si muove tardivamente – ha detto poi Dario Maresca (gruppo Gam) La Giunta è attenta a stanare il degrado, ma poi qual è l’interesse del Comune? Toglierlo dalla città o offrire a queste persone strumenti di accompagnamento? Sembra prevalere il primo aspetto». —

Giovanna Corrieri

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