Fiere e congressi in trepidazione A rischio la cassa integrazione
È allarme rosso per i settori di fiere e congressi che rischiano di essere esclusi dalla proroga della cassa integrazione Covid in deroga (Cig Covid) per i settori fortemente in crisi allo studio dei tecnici dei ministeri del Lavoro e dell’Economia. Si tratta di un problema che riguarda da vicino anche Ferrara Fiere attualmente impegnata nel processo di fusione di Bologna Fiere (di cui Ferrara fa parte assieme a Modena) con Ieg che comprende le fiere di Rimini e Vicenza. La proroga della cassa integrazione, come si evince in una nota inviata ai ministeri competenti dalle 3 associazioni di categoria (Aefi, Cfi e Federcongressi&eventi), è una misura indispensabile per evitare una perdita di occupazione mai vista per i settori fondamentali per la ripresa del sistema produttivo ed economico del Paese che stanno affrontando una crisi strutturale senza precedenti.
I settori di fiere, congressi ed eventi sono i naturali beneficiari della cassa integrazione in deroga: da marzo 2020 – data della prima chiusura – a oggi le aziende dei comparti hanno potuto lavorare solo per un breve periodo tra settembre e ottobre ma in totale mancanza di domanda. L’apertura dei settori, poi, non ha comportato un’immediata ripresa dei ricavi: di fatto la filiera di fiere, congressi ed eventi aziendali è ferma dal primo lockdown generale.
Per il presidente Aefi, l’Associazione esposizioni e fiere italiane, Maurizio Danese: «Le fiere, assieme ai congressi, rappresentano il settore italiano che secondo il Cerved ha sofferto di più nel 2020, con perdite del fatturato attorno all’80%. Da epicentro dell’emergenza economica nello scorso anno, la meeting industry vuole diventare simbolo della ripartenza del prodotto Italia nel 2021 non appena sarà consentito. Per questo riteniamo sia necessario poter accedere ai nuovi strumenti di sostegno allo studio per rafforzare e prolungare la Cassa Covid. Un atto a nostro avviso dovuto non solo a tutela degli addetti e del know how del comparto, ma anche a beneficio del rilancio delle 200mila imprese made in Italy che partecipano alle nostre manifestazioni, che nel 75% dei casi rappresentano l’unica piattaforma di visibilità internazionale per il business delle Pmi italiane».
«La crisi pandemica – dichiara il Presidente CFI Massimo Goldoni – ha inciso fortemente sullo svolgimento delle manifestazioni che sono state calendarizzate nel corso del 2020, con la cancellazione di 47 eventi di forte rilievo internazionale, con rilevanti perdite economiche da parte degli Organizzatori e più ancora da parte delle imprese espositrici che hanno perso la tradizionale occasione di incontro con la clientela. L’ipotesi di una riapertura immediata delle attività fieristiche programmate per il 2021 – prosegue Goldoni – appare oggi problematica per cui si rende necessario disporre di tutte le misure, economiche e sociali, che il Governo deve assicurare per garantire al sistema efficienza nel momento della auspicata ripartenza. Tutti riconoscono il valore del patrimonio imprenditoriale costituito dalle fiere per il sostegno alle imprese nei loro processi di sviluppo e di internazionalizzazione – conclude il presidente di CFI – nonché per l’importante apporto economico di ricaduta sui territori». —
Maurizio Barbieri
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