Gasolio inquinante dal tir della morte La bonifica è ferma
L’incidente del giugno 2016 costò la vita al camionista e dal serbatoio fuoriuscì una grande quantità di liquido che causò danni ambientali
MASSA FISCAGLIA. Litri e litri di gasolio usciti dal serbatoio. Mentre nell’abitacolo di quel tir trovava la morte il conducente, il 45enne Mahmoud Jedidi, dopo essersi schiantato contro un platano. L’incidente sulla Sp 15 del 27 giugno 2016, vicino a Massa, provocò anche un danno ambientale, per la fuoriuscita del liquido, alle acque del canale e ai terreni.
Una messa in sicurezza d’emergenza ci fu, a opera della società Niagara, ma non fu risolutiva. Nell’ottobre 2018 Arpae sollecitò la Union Frigo Transport Logistic, la ditta per cui lavorava il camionista, e alla Cgt Trucks proprietaria del tir, a produrre un progetto di bonifica avvalendosi di un’azienda specializzata. Con l’avvio dei lavori, valutati 43mila euro, imposto entro il 30 aprile 2019.
Ma da allora nulla in pratica si è mosso, tra garanzie finanziarie zoppicanti prodotte dall’impresa di trasporto, una segnalazione all’autorità giudiziaria da parte di Arpae e la proroga concessa per l’avvio dell’operazione sulla base del progetto approvato.
Nel frattempo, come se tutto ciò non bastasse, è fallita la società incaricata della bonifica, la Re.al. service, e ci si è riaffidati a Niagara, che tuttavia ha espresso perplessità sul piano deliberato in precedenza. Dubbi fatti propri da Arpae e dalla conferenza dei servizi dello scorso 10 dicembre, a cui hanno partecipato anche Consorzio di Bonifica, Comune di Fiscaglia e Provincia. Secondo cui serve un nuovo progetto, perché quello fin qui in campo è carente in quanto basato sulla copertura superficiale e non sul confinamento laterale della contaminazione che viene rilevata fino a due metri e mezzo di profondità. I suoi effetti, ribadiscono gli enti, vanno ulteriormente indagati, visto anche l’adiacente canale, ipoteticamente connesso a livello di falda. —
Fabio Terminali
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