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La panchina per Regeni nel parco delle Pascoli Inaugurazione lunedì 25

Beatrice Barberini

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CENTO. La panchina gialla per Giulio Regeni verrà collocata nel parco accanto alle scuole Pascoli di Cento. Lo ha deciso a maggioranza la terza commissione consiliare per ricordare il giovane ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, rapito in Egitto il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio dello stesso anno.

Diverse le proposte arrivate sul tavolo e vagliate. Respinta la proposta avanzata dal Pd e condivisa dal gruppo centese di Amnesty International di collocare la panchina in piazza Guercino, e anche l’idea del consigliere di maggioranza Angelo Mottola, adeguata per Pd e Lpc, di destinare alla memoria di Regeni una panchina alla Lavina, nel quadrivio tra le vie Provenzali, Cremonino, Malagodi e Vittorio Veneto.

Approvata invece coi voti della maggioranza di Cento Civica-Idea in Comune e FdI più Malucelli (Onda Centese) la proposta lanciata dalla presidente Tassinari della destinazione alle Pascoli (lato via XXV Aprile). «Un luogo di incontro – hanno evidenziato Tassinari e Guaraldi – fruibile da tutti, con valenza educativa vista la vicinanza alla scuola. Dalle ricerche svolte dagli uffici, per questo parco non c’è alcuna intitolazione ufficiale all’Avis. L’idea è di dare avvio in seguito all’iter per l’intitolazione a Regeni del parco, sottoponendo la proposta alla commissione di toponomastica». La panchina sarà inaugurata lunedì 25 gennaio, proprio nel 5º anniversario del rapimento.

Un risultato importante per il Pd, riuscito «dopo quasi 4 anni e mezzo – dice Lodi – a “costringere” politicamente la maggioranza che sostiene il sindaco Toselli a collocare una panchina gialla in memoria di Giulio Regeni». Anche se il Pd è insoddisfatto della collocazione scelta, «cancellando di fatto l’intitolazione all’Avs». Sulla targa della panchina sarà riportato poi che “la richiesta di verità e giustizia sulla sua drammatica morte, sulle torture ricevute, è divenuta un simbolo ed un monito contro la pena di morte ed ogni forma di tortura”. —

Beatrice Barberini

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