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Revisioni auto più costose La Cna: rincari dovuti

Revisioni auto più costose La Cna: rincari dovuti

Mingozzi (auto-riparatori): «Garantiamo la sicurezza al posto dello Stato» Nel Ferrarese si effettuano 100mila interventi di controllo dei mezzi all’anno

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L’aumento del costo delle revisioni auto previsto dalla legge di Bilancio, nella misura del 22%, ha provocato un coro di critiche da parte degli automobilisti. Ma gli operatori del settore difendono la decisione, sottolineando che la tariffa era ferma dal 2007.

le parole di mingozzi

Franco Mingozzi presidente nazionale di Cna autoriparazioni, è tra questi ultimi. Nella provincia di Ferrara ci sono 47 centri revisione fino a 3,5 tonnellate (veicoli leggeri: auto, moto ecc) con una media di 3,5 dipendenti occupati. Mediamente un centro effettua almeno 2mila revisioni annue, quindi si può stimare che ogni anno si effettuino, in provincia di Ferrara, tra le 90 e le 100mila revisioni. “Balla” circa un milione di euro aggiuntivi che gli automobilisti ferraresi dovranno spendere.

«Vanno considerate diverse cose – spiega dunque Mingozzi, il quale risponde alle critiche attraverso una lettera aperta – per poter avere un quadro vero della situazione. Innanzitutto – prosegue il dirigente nazionale della Cna – la concessione per i centri che svolgono le revisioni è del secolo scorso, rilasciata dal ministero dei trasporti, poi passata, in un secondo tempo autorizzazione provinciale. Questa non è a numero chiuso, ma a libero mercato. Il ministero – prosegue Mingozzi nel suo intervento a difesa degli associati – decide l’iscrizione alla Camera di Commercio che attesti i requisiti richiesti. Ma decide anche la logistica, la qualità degli ambienti e dei posti di lavoro».

i centri privati

«Nel 2015 – prosegue Mingozzi – tutti i centri privati sono stati obbligati dal ministero ad aderire ad un nuovo protocollo denominato Mctc Net Due. Questa riforma permetteva una miglior cognizione dello stato d’uso della vettura ed un miglior controllo, da remoto, del sistema. Questa trasformazione che avrebbe dovuto essere indolore, è costata circa 150 milioni di euro. Soldi versati, in un arco temporale brevissimo, nelle casse dei costruttori, denaro fresco. Tale riforma, come spesso succede in questo Paese, non ha portato nessun tangibile beneficio ma, al contrario, un incremento di tempo, nello svolgimento delle operazioni. In questa architettura aziendale, la figura dell’imprenditore è relegata a dipendente dello Stato, finanziando una attività per la quale nulla decide. Dobbiamo continuare ad essere delle marionette – si chiede Mingozzi – per uno Stato che non ha la capacità di assolvere ai compiti che gli competerebbero? Dov’è l’equo compenso? Ricordo che, qualora fosse sfuggito, le nostre aziende fanno e garantiscono la sicurezza stradale: lo fanno da 25 anni e, ribadisco, per manchevolezza dallo Stato».

una lobby?

Mingozzi respinge anche le accuse di rappresentare una lobby e di perseguire interessi in qualche modo “di parte”: «Ma quale lobby? Se così fosse in realtà solo un adeguamento Istat, l’avremmo ottenuto, e mantenuto, molti anni fa. Se fossimo lobby – replica ancora Mingozzi – non ci faremmo calpestare dalle compagnie assicurative. Se fossimo lobby, potremmo trattare con le banche con maggior piglio. Se fossimo lobby – conclude il presidente Cna Autoriparatori – potremmo trattare anche con i costruttori». —

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