Tortura in carcere «Condanna storica che protegge tutti»
Botte e umiliazioni al detenuto tre anni all’agente carcerario L’associazione Antigone: è la prima volta per un funzionario pubblico
Tre anni per tortura e lesioni personali, ai danni di un detenuto nel carcere di Ferrara, unite dal vincolo della continuazione. È la condanna pronunciata per un agente della polizia penitenziaria accusato di aver agito «con crudeltà e violenza grave» nei confronti di Antonio Colopi, picchiato e fatto spogliare in cella. Per l’associazione Antigone si tratta di un provvedimento storico: «Questa – scrive il presidente Patrizio Gonnella – è la prima condanna di un funzionario pubblico per il delitto di tortura, introdotto nel codice penale italiano nel 2017».
I fatti nel carcere ferrarese dell’Arginone risalgono a settembre 2017. La condanna, con le attenuanti generiche ritenute equivalenti alle aggravanti, è praticamente al minimo della pena. Oltre all’agente condannato, Pietro Licari, 51 anni, condannato in abbreviato, ci sarà processo per due agenti e un’infermiera.
«Non si gioisce mai per una condanna e non gioiamo neanche in questo caso, ma affermiamo comunque che la decisione di oggi ha un sapore storico. La tortura è un crimine orrendo, inaccettabile in un Paese democratico. La condanna – ha aggiunto Gonnella – seppur in primo grado, mostra come la giustizia italiana sia rispettosa dei più indifesi. Si tratta di una sentenza che segnala come nessuno è superiore davanti alla legge. La legge vale per tutti, cittadini con o senza la divisa. È questo un principio delle democrazie contemporanee». Il presidente di Antigone ha poi sottolineato che «fortunatamente ora esiste una legge che proibisce la tortura. In passato fatti del genere cadevano nell’oblio. È importante che tutti gli agenti di polizia penitenziaria si sentano protetti da una decisione del genere, che colpisce solo coloro che non rispettano la legge». Antigone aveva raccolto oltre 55mila firme a sostegno della legge. —
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