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«A casa Sgarbi dissero al presidente come aumentare il contratto di Ovadia»

Stefano Ciervo
«A casa Sgarbi dissero al presidente come aumentare il contratto di Ovadia»

L’ex consigliere Mistri ricostruisce i giorni del ribaltone al Teatro Comunale: cachet salito da 40 a 100mila euro l’anno 

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L’intervista

Alessandro Mistri è ansioso di «tornare al Gruppo dei 10», l’amato gruppo di appassionati di jazz, ma prima di chiudere definitivamente la parentesi di consigliere d’amministrazione del Teatro Comunale, ci tiene a dire la sua sulla vicenda Ovadia-Sgarbi che ha portato appunto alle dimissioni del presidente Mario Resca e dell’intero Cda. Non per fare polemica, afferma, ma per condividere con la città quanto successo e «stimolare i cittadini a riappropriarsi del loro Teatro, anche con qualche indicazione su come vogliono sia gestito».

Voi consiglieri avete rimesso il mandato nella mani del sindaco. Come commenta la risposta di Fabbri?

«Beh, evidentemente non vedeva l’ora che ce ne andassimo, poiché ha dichiarato di prendere atto senza entrare nel merito dei problemi da noi sollevati. Aggiunge che vuole continuare a difendere l’autonomia della Fondazione, ma è contraddittorio rispetto a quanto successo in questi giorni. E con la sua affermazione all’insediamento del Cda, ovvero che finalmente sarebbe finito il conflitto d’interessi tra Comune e Fondazione».

Ce l’ha con il sindaco o con Sgarbi?

«Parlo adesso da semplice cittadino, riguardo al mio vecchio compagno di scuola. Sgarbi è il “sovrintendente” della cultura cittadina per cui decide tutto lui, compresa l’assunzione del direttore del Teatro Comunale? Non c’è problema, bastava dircelo e ce ne saremmo andati prima, dopo di che se la vede lui con tutti gli aspetti legali, la Corte dei conti ecc. Bisogna però modificare lo Statuto che dice altro: il direttore è una nomina che spetta al Cda. Se Sgarbi a più riprese afferma che Ovadia è il nuovo direttore e anche con quale contratto, allora fa l’eversore».

Vogliamo ricostruire le tappe della nomina, peraltro non ancora operativa?

«La data chiave è il 10 dicembre, il Consiglio d’amministrazione serale che doveva formalizzare l’offerta di contratto per Ovadia. Ci eravamo trovati tutti d’accordo a proporre un contratto annuale da 40mila euro più appartamento, da direttore generale, non solo artistico. Perché solo un anno? Ovadia non ha mai ricoperto questo ruolo, che comprende aspetti sindacali, contrattuali, amministrativi, quindi ci sembrava logico un periodo di prova. Inoltre avevamo in mano un parere legale, del professor Alessandro Lolli, che metteva in dubbio la possibilità di affidare questo incarico senza passare per un concorso. È vero che il direttore del Comune, Alessandro Mazzatorta, presente alla riunione, era di parere diverso, ma un contratto temporaneo “per chiara fama” ci avrebbe consentito di approfondire la questione senza esporre il Teatro a rischi. Quella sera c’erano anche il vicesindaco Nicola Lodi e l’assessore Marco Gulinelli, e nessuno obiettò sulla soluzione da noi proposta all’unanimità, che doveva essere sottoposta a Ovadia».

Cosa successe il giorno dopo?

«Abbiamo saputo che era già convocata una conferenza stampa per annunciare la direzione a Ovadia, prima che si cominciasse a discutere con lui del contratto. E in quella sede Sgarbi disse che l’incarico doveva essere di almeno tre anni, per ribadire tutto ancora il 28 dicembre, in un’occasione pubblica nella quale Ovadia fu presentato come direttore del Teatro. Ma non c’era alcuna nomina».

E la storia del contratto “maggiorato” com’è venuta fuori?

«Qui riferisco quanto il presidente Resca ci disse al telefono dopo un incontro a casa Sgarbi con il padrone di casa, l’assessore Gulinelli e lo stesso Ovadia, siamo alla fine di dicembre: che il contratto avrebbe dovuto essere portato a 100mila euro annui per un triennio, più appartamento. Ma del resto lo stesso Ovadia il 28 dicembre disse di aver chiesto l’adeguamento del suo contratto a quelli di direttori di teatri pari al Comunale».

Quindi è arrivata la decisione di rimettere il mandato al sindaco. Forse tardiva e dopo discussioni...

«Il 13 gennaio, in effetti poteva essere fatto prima. La delibera in realtà è stata unanime, Giacomo Gelmi ha preso le distanze da alcune affermazioni ma non dalla decisione deliberata. Insisto, si poteva evitare tutto questo e non vorrei che qualcuno avesse lavorato non per il Teatro comunale, ma per il teatro della politica». —

Stefano Ciervo

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