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Ferrara

I progetti sfumati 

Impianto al Mazza e il polo energetico a est della città Due ipotesi cadute

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Non tutti i progetti sulla geotermia hanno avuto però riscontri pratici. Ce ne sono almeno un paio, che sono stati accantonati per imprevisti o scontri anche di natura politica, generati da contrasti tra una fetta dell’opinione pubblica e il governo della città.

Polo rinnovabile

É da anni definitivamente tramontato il progetto presentato nove anni fa per costruire la centrale che doveva rappresentare il “Polo Energie Rinnovabili” predisposto da Hera. Il progetto presentato a più riprese e che avrebbe allargato proprio nella zona est della città il teleriscaldamento in maniera considerevole, prevedeva di potenziare lo sfruttamento delle risorse geotermiche ricavate dal sottosuolo ferrarese, e che si configurava come un esempio avanzato di progetto eco-compatibile. La localizzazione dopo i sondaggi condotti dai tecnici era stata individuata ad est della città, ma il progetto cozzò contro la forte resistenza soprattutto dei cittadini residenti, prima di via Pomposa (zona Pontegradella) e poi di Malborghetto (vicino all’ex inceneritore di via Conchetta), dove la centrale doveva essere costruita, cambiando in pratica i piani e alla fine l’investimento venne annullato. Bisogna ricordare anche che la centrale a est della città fece discutere molto e fu uno degli argomento più caldi che venne affrontato nei mesi antecedenti l’appuntamento elettorale con le amministrative del 2014. I problemi infatti sorsero in maniera più consistente anche perché due anni prima - tutti lo ricordano - si verificò il devastante terremoto del maggio 2012, che mise in apprensione sui possibili danni provocati da interventi nel sottosuolo ferrarese, scopertosi improvvisamente vulnerabile. Per mesi, oltre ovviamente al tema cardine della ricostruzione post sisma, quello del mega impianto di Hera per l’energia rinnovabile divenne il nodo dello scontro politico tra la giunta di allora guidata dal sindaco Tagliani e in cerca di conferma per un secondo mandato e una parte delle opposizioni. Dopo che in un primo tempo si era pensato di costruire la centrale energetica in un’area di Pontegradella, anche per la forte reazione degli abitanti, si pensò poi di trasferire l’ubicazione nell’area di via Conchetta a Malborgetto in prossimità dell’inceneritore dismesso, non molto distante tra l’altro dal parco urbano. Anche a Malborghetto la reazione locale non fu delle migliori e si decise così di soprassedere.

Il sondaggio

A dicembre 2013 venne effettuato addirittura un sondaggio telefonico da parte della Ogp srl, la società di Trento che si aggiudicò il bando del Comune per rilevare l’atteggiamento dei ferraresi sulla geotermia. «I 62% dei ferraresi è favorevole al raddoppio della geotermia. I contrari sfiorano il 12%. Al 26% la cosa non fa nè caldo nè freddo (tanto per rimanere in argomento geotermico)». Questo in estrema sintesi il risultato raccolto dalla società dei sondaggi su un campione di 1.500 persone interpellate di età superiore ai 18 anni. Ne sarebbero bastate 500-600 ma si voleva da palazzo municipale un margine di errore quasi nullo. Dal sondaggio di allora emergeva sia una buona conoscenza della geotermia a Ferrara (circa il 78%), ma alla domanda sull’esistenza di un progetto per creare una centrale finalizzata ad aumentare il bacino geotermico addirittura il 54,7% degli interpellati non era al corrente di tale opera, nonostante il dibattito generato per mesi, con manifestazioni e assemblee, una mancanza di informazione rilevata soprattutto tra la persone anziane. Inoltre oltre la metà degli interpellati era indifferente al possibilità di costruire una centrale a Malborghetto (53,3%). Alla fine Hera, vista la situazione, decise di sospendere il progetto.

Progetto mazza

In questi ultimi anni era emersa anche un’ipotesi suggestiva. Nel 2017 con la promozione della Spal in serie A e la rimodulazione dello stadio “Paolo Mazza” si era pensato anche al progetto dell’utilizzo della geotermia per servire lo stadio “Paolo Mazza”. Si era ideato infatti di adottare un sistema usando nuove fonti di energia rinnovabile per riscaldare il campo di gioco con delle serpentine sotterranee in caso di brine invernali e questo doveva essere realizzato dal teleriscaldamento, che serviva poi a fornire ovviamente anche l’ acqua calda per gli spogliatoi e tutti i servizi legati allo stadio».

Anche qui la cosa poi rimase solo sulla carta. —

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