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Spinaci da primato un 2020 storico E il prodotto bio ha fatto il pieno

Andrea Tebaldi
Spinaci da primato un 2020 storico E il prodotto bio ha fatto il pieno

In provincia sono oltre 200 gli ettari riservati all’ortaggio  Il meteo bizzarro può mettere a rischio parte dei raccolti

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Lo scorso anno in Emilia Romagna sono stati circa 850 gli ettari destinati alla produzione di spinaci, con Forlì prima provincia produttrice (330 ha), seguita da Ferrara con più di 210 ettari. Lo spinacio teme il grande caldo e i pesanti sbalzi termici, primaverili e autunnali che ne mettono a repentaglio l’ottimale produttività; purtroppo gli agricoltori devono fare i conti, per questa coltura come per molte altre, con le bizzarrie di un clima che riserva sempre più frequentemente condizioni meteo estreme.

Fortunatamente il 2020 è stato un anno positivo per lo spinacio, i campi hanno prodotto molto bene e la stagione appena conclusa può definirsi buona per questo prodotto che sta crescendo d’importanza sul mercato, grazie ai diversi usi e destinazioni e alle sue indiscusse proprietà organolettiche.

«Annata davvero speciale per la produzione di spinaci per il fresco e per il surgelato, sia in convenzionale che bio – dice Sabrina Rambaldi – Mai negli ultimi anni si era registrata una produzione al pari di quella del 2020, per rese e per qualità».

Questo l’incipit della Sabrina Rambaldi dell’azienda Deltabio, associata a Confagricoltura Ferrara, che aggiunge: «Con mio marito Giuliano Naldi abbiamo in produzione circa 70 ettari destinati a spinaci bio per l’industria. Mi dedico ormai da venti anni alla produzione di spinacio da orto, la mia produzione è destinata al mercato del surgelato e viene conferita a Fruttagel e a Orogel, aziende di trasformazione con sedi non distanti dai nostri terreni, che ci permettono di consegnare prodotti che andranno subito lavorati. Definirei il 2020 annata storica per qualità e quantità. Produciamo spinaci in due periodi dell’anno – dice ancora la Rambaldi – con un raccolto che va da metà aprile fino ai primi di giugno e un secondo da metà ottobre a fine novembre. Mai fatta una produzione così eccellente; siamo arrivati a produrre circa 15 tonnellate per ettaro e anche chi ha prodotto in convenzionale ha avuto rese fino alle 20-25 tonnellate per ettaro. Purtroppo la pandemia, con mense e ristoranti chiusi e la grande produzione ottenuta in primavera, hanno fatto sì che le industrie richiedessero meno prodotto di secondo raccolto, per una contrazione di almeno il 20%. Siamo ormai prossimi alla semina – dice ancora la Rambaldi – che comincerà tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio. Anche se, a causa dei cambiamenti climatici, diventa sempre più difficile produrre durante l’estate per temperature elevate anticipate e frequenti eventi estremi, gli spinaci – conclude – non sono da considerarsi una coltura particolarmente delicata, grazie anche al miglioramento genetico che ci ha permesso di poter contare su varietà molto resistenti alle malattie». —

Andrea Tebaldi

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