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affondo sugli attuali vertici 

La sferzata della ex Zagatti: non si ammettono “padroni”

La sferzata della ex Zagatti: non si ammettono “padroni”

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Il Teatro Comunale aveva già «lustro e prestigio nazionale», e non aveva bisogno di essere «sprovincializzato», come dimostrano tra l’altro le produzioni con Claudio Abbado, Pina Bausch o Bob Wilson, e le scenografie noleggiate «in mezza Europa, a Boston e a Baltimora». Se Sgarbi e i vertici del Comune vogliono «dare una mano per accrescerlo sarà cosa buona ma solo se verrà fatto sinceramente ed esclusivamente nell’interesse della città». Ad intervenire con questi toni nella querelle di Rotonda Foschini è Alessandra Zagatti, presidente per 14 anni del Comunale, fino al 2009, che suggerisce «pacatezza e attenzione per un gioiello delicato e prezioso».

Zagatti finisce di mettere i puntini sulle “i” dando ragione all’ex assessore Massimo Maisto, quando quest’ultimo annota che i bilanci sono in nero fin dal 2007 e che non sono arrivati nuovi sponsor. Poi qualche affondo su Sgarbi e Fabbri: «Hanno voluto interrompere l’autoreferenzialità del Teatro alla politica e poi fanno scegliere ad altri il presidente “anche” perché è di centrodestra»; e ancora «si afferma che si è voluto finalmente dividere il ruolo di presidente da quello di sindaco quando da sempre, prima con l’Istituzione e poi con la Fondazione, il presidente del Teatro non è mai stato il sindaco, ma da lui, e non da altri, è stato scelto». Vale anche per l’interim di Maisto, dopo le dimissioni dell’allora presidente Fabio Mangolini.

L’ex presidente dà anche qualche consiglio agli attuali amministratori: «L’assessore alla Cultura plaude ai nomi altisonanti sulla stampa, ma dovrebbe riflettere sul fatto che mentre un direttore artistico può certamente essere una personalità nazionale, i consiglieri di amministrazione di una fondazione di cui il Comune è il solo proprietario, dovrebbero essere uomini e donne autorevoli ma legati alla città e non catapultati da fuori. Persone che, quand’anche di valore indubbio, vivono altrove senza alcun rapporto con la vita culturale e sociale di Ferrara». Il riferimento è probabilmente alla nomine anticipate da Sgarbi, come quella a consigliere di Pietrangelo Buttafuoco.

L’ex presidente fa presente che «la nostra città non ammette “padroni”», e conclude con qualcosa a metà tra un auspicio e un avvertimento: «L’interesse di Ferrara e del suo Teatro non è per iniziative mediatamente utili ma per scelte davvero solide, durature ed apprezzate dai ferraresi anche per la trasparenza con la quale devono essere fatte». —

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