L’avvocato in aula: «Facciamo parte del procedimento»
«Ci siamo costituiti parte civile e la costituzione è stata ammessa – dice l’avvocato della famiglia Branchi, Simone Bianchi –. Siamo presenti adesso in questo processo a tutti gli effetti per cercare di capire se di calunnia si è trattato oppure no. La nostra è una posizione molto neutra, sono anni che chiediamo a don Bruscagin di spiegare le sue affermazioni fatte dal 1988 fino ad oggi». Il prete avrebbe fatto nomi e cognomi ma fuori dalle aule di tribunale. «È chiaro che in assenza di risposte e avvalendosi più volte legittimamente della facoltà di non rispondere non ci ha permesso di arrivare a comprendere quelle che erano le sue dichiarazioni». L’inchiesta sulla morte del ragazzo è stata riaperta, su impulso della famiglia rappresentata dal legale Bianchi, nel 2014 dal pm Andrea Maggioni. Wilfrido Branchi fu picchiato, denudato e abbandonato cadavere in riva al fiume la sera del 30 settembre 1988. Secondo quanto ricostruito dalle nuove indagini Willy sarebbe stato attirato in trappola in via Buozzi a Goro, dove sarebbe stato aggredito e percosso selvaggiamente per poi essere ucciso con una pistola che serviva per uccidere i maiali.
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