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goro - caso branchi 

Prete accusato di calunnia: il giudice chiede precisazioni

Annarita Bova
Prete accusato di calunnia: il giudice chiede precisazioni

Il gip non si pronuncia e vuole approfondimenti sul capo di imputazione Don Bruscagin aveva fatto nomi e cognomi dei possibili assassini di Willy Branchi

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goro. Don Bruscagin non c’era. Anche ieri mattina il prete accusato di calunnia per aver indicato nomi e cognomi dei presunti assassini o di chi venne coinvolto nell’omicidio di Willy Branchi, era assente davanti al gip Vartan Giacomelli nella seconda udienza del processo che lo vede imputato. Presenti invece i fratelli Gianella, il cui nome sarebbe stato fatto proprio da don Bruscagin. Anche questa volta il giudice non ha deciso per il rinvio a giudizio o meno, ma ha chiesto ulteriori precisazioni in ordine al capo di imputazione.

l’udienza

In aula gli avvocati difensori di don Bruscagin Milena Catozzi e Marcello Rambaldi, mentre si sono costituiti parte civile i fratelli Alfredo e Francesco Gianella (figli di Ido Gianella morto nel 2003 il cui nome sarebbe stato fatto dal don) con l’avvocato Dario Bolognesi e la famiglia Branchi con l’avvocato Simone Bianchi. Pubblico ministero Andrea Maggioni.

Don Bruscagin è accusato per aver parlato tanto e con tanti, per poi davanti ai magistrati aver fatto scena muta senza spiegare ciò che in questi anni ha riferito sulla morte di Willy Branchi, ucciso barbaramente a 18 anni nella notte tra il 29 e 30 settembre 1988 da mano ancora ignota.

Quello di ieri è infatti un processo nel procedimento, strettamente legato a quello per l’omicidio del ragazzino, ancora in corso. «Il giudice ha rinviato tutto al 17 marzo – spiega l’avvocato Ramabaldi – e durante l’udienza si discuterà l’acquisizione dei documenti che la difesa ha indicato come documenti necessari per un corretto vaglio nell’ambito dell’udienza preliminare. Si tratta, naturalmente, di atti che arrivano dall’altro procedimento».

strade parallele

Questo perché «il procedimenti principale è ancora coperto da segreto non essendoci al momento alcuna richiesta di rinvio a giudizio. Il pubblico ministero dovrà quindi valutare quali tra i documenti possono essere acquisiti: è chiaro che qui si incrociano i due procedimenti perché l’accusa di calunnia deriva sostanzialmente dal primo».

In realtà in passato c’è già stata richiesta di acquisire altri documenti nel procedimento principale, «richiesta cui noi non ci eravamo opposti – va avanti l’avvocato Catozzi –. In quella sede avevamo anche chiesto l’acquisizione dell’intero fascicolo, il giudice ci ha dato la possibilità di indicare per iscritto quali documenti avremmo voluto e la settimana scorsa abbiamo depositato la memoria».

Presenti ieri mattina anche i fratelli Gianella, “accusati di aver concorso in omicidio e comunque di aver nascosto il cadavere sapendoli innocenti”. «Il giudice ha chiesto di capire, di comprendere meglio come si è arrivati alla formulazione dell’imputazione – dice l’avvocato Bolognesi – e la difesa vuole una integrazione documentale. Vedremo adesso cosa succederà il 17 marzo». —

Annarita Bova

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