Nel 2020 riduzione delle nuove imprese Commercio e agricoltura i più colpiti
Anche la ristorazione subisce pesanti contraccolpi: negativo il saldo tra aperture e chiusure. Meglio il settore edile
Natalità e mortalità delle imprese? Secondo quanto diffuso dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sui dati del Registro delle imprese, il 2020 chiude in negativo per la nostra provincia: lo scorso anno il tasso di crescita delle imprese a Ferrara è stato, infatti, pari a –1,11% (peggio solo Gorizia con un tasso del –1,21% e Mantova con un –1,26%), e le imprese nel 2020 calano anche in Emilia Romagna, fra le regioni italiane ad aver registrato una delle contrazioni più rilevanti (-0,49%). Colpiti soprattutto i settori del commercio, dell’agricoltura e dell’alloggio-ristorazione, e in generale il mondo dell’imprenditoria femminile che registra un saldo pesante fra aperture e chiusure. Crescono poi le società di capitali (+1,7%) mentre diminuiscono le imprese individuali (-1,9%) e le società di persone (-2,2%).
SALDO NEGATIVO
In tutto nel 2020 in provincia di Ferrara sono nate 1.469 imprese, ovvero 211 in meno rispetto all’anno precedente; nello stesso periodo hanno però chiuso i battenti 1.857 imprese (220 in meno rispetto al 2019). Alla fine dello scorso anno quindi il saldo fra entrate e uscite è negativo per 388 imprese (il peggiore da decenni), con lo stock complessivo delle imprese ferraresi che a fine dicembre 2020 ammontava a 34.417 unità. Una sottolineatura arriva poi dalla Camera di commercio, «normalmente le cancellazioni di attività dal Registro delle imprese si concentrano nei primi tre mesi dell’anno ed è in questo periodo che si attendono le maggiori ripercussioni della crisi dovuta alla pandemia». Diverso il destino delle imprese dal punto di vista dei settori: come detto chi ha sofferto di più è stato il commercio, con un saldo che è comunque in linea rispetto all’anno precedente (-168 contro il –167 del 2019), ma anche l’agricoltura (-112 contro il –165 del 2019), e l’alloggio-ristorazione con un saldo del –34. A poca distanza segue il settore della manifattura (-31) e dei servizi alla persona (-31). Saldi positivi si registrano invece nel settore dei servizi alle imprese (+20), delle attività immobiliari (+13), delle costruzioni (+9) e delle attività artistiche-sportive-benessere (+9). Resiste poi l’artigianato che chiude il bilancio annuale con 59 unità in meno (lo scorso anno la riduzione era stata di 155 unità). E tra i comparti artigiani, negli ultimi dodici mesi hanno fatto meglio le imprese di servizi per edifici (+11 unità), le costruzioni (+6) e le coltivazioni agricole (+7). Dati negativi per la manifattura (-20), ad eccezione della riparazione di macchinari, le attività dei trasporti e magazzinaggio (-14) e i servizi alla persona (-14). Per quanto riguarda poi l’imprenditoria femminile si registra anche nel 2020 un saldo fra aperture e chiusure pesante: –101 unità contro le –39 del 2019. Ma nonostante questo la quota di imprese femminili in provincia rimane elevata, con un valore pari al 22, 8%, superiore alla quota registrata in Emilia Romagna (20,8%) e in Italia (22%).
L’APPELLO
In Italia il tasso di crescita 2020 delle imprese si attesta allo 0,32% (nel 2019 era dello 0,4%) e dalla stima riportata dall’Istat un terzo delle imprese italiane è fortemente a rischio: “non significa che siano tutte destinate a fallire, ma è un numero che fa pensare anche perché la crisi non inizia oggi. Prima della pandemia il Pil era ancora del 4% sotto ai livelli del 2008 e dal 2010 l’Italia ha perso 31.186 imprese (-0,5%), di cui 3.332 ferraresi (-8,8%). Una sana politica deve fornire a tutte le imprese, di qualsiasi dimensione e settore e in ogni parte del territorio, gli strumenti giusti per competere” , è l’appello del commissario straordinario della Camera di Commercio, Paolo Govoni, che aggiunge: «il paese è tenuto insieme dalle nostre imprese, il Governo le ascolti» . —
Giovanna Corrieri
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