«Fascista, sei un fascista» Calderoni (FdI) attacca Fabbri
Accesa seduta di commissione sul piano delle alienazioni L’ex sindaco accusa la giunta: «Da Negri e Tomasi nessuna presa di distanza»
COMACCHIO. «Fascista, sei un fascista, fascista». Detto da un consigliere di Fratelli d’Italia, partito con radici che affondano nell’estrema destra, a chi in Regione è stato eletto con il Pd. Fa clamore quel che è successo l’altra sera nel corso di una commissione consiliare in videoconferenza. L’ex sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, è stato accusato di essere fascista da Bruno Calderoni, iscritto al partito di Giorgia Meloni e consigliere della maggioranza che sostiene il sindaco Pierluigi Negri.
«La cosa non mi ha stupito più di tanto – premette Fabbri –, perché Calderoni, che non conosco personalmente, era già noto per alcuni comportamenti e affermazioni non proprio felici durante i consigli comunali. Resta il fatto che quel che gli è uscito dalla bocca, in un consesso pubblico ma anche al bar sarebbe grave lo stesso, è a tutti gli effetti una diffamazione. Qualcuno magari glielo spiegherà. È comunque certo – prosegue l’attuale consigliere di minoranza di Per Fare –, che in otto anni di attività amministrativa non mi era mai capitato di vedere la politica scendere a livelli così bassi».
Fabbri chiama in causa la giunta e il resto della maggioranza, «alla seduta partecipavano il sindaco Negri e l’onorevole Tomasi: nessuno ha preso le distanze da Calderoni».
La riunione era stata convocata per parlare di bilancio comunale, in scaletta anche il piano delle alienazioni. La discussione si è scaldata quando Per Fare ha obiettato circa l’opportunità di mettere in vendita un immobile del centro di Comacchio che da anni è utilizzato come bar e punto di ritrovo. Ma la concessione è scaduta e la giunta vuole metterlo sul mercato. «Decisione discutibile, siamo contrari per i modi e i tempi – spiega Fabbri –. Si tratta di un locale a conduzione femminile e comacchiese, un punto di ritrovo per cui sono stati fatti degli investimenti importanti. Abbiamo chiesto che nell’asta pubblica venga inserito un diritto di prelazione, ma ci è stato detto di no». Poi quell’insulto, che ha lasciato tutti di stucco. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
