Zona Ippodromo, la tipografia incassa il “no” all’ampliamento
La Sate ha chiesto di potersi espandere sfruttando una proroga urbanistica Il Comune: lì solo attività artigiane. Il progetto ricade in Zona tampone Unesco
Il rilancio dell’Ippodromo passa attraverso la riqualificazione delle strutture esistenti all’interno del recinto ovale e un nuovo patto con i gestori della struttura, ma in zona già si muovono interessi imprenditoriali, ai quali l’amministrazione comunale sta cercando di prendere le misure, calibrando cautele e spinta allo sviluppo. È il caso del progetto di espansione della tipografia Sate, sulla quale è in corso un confronto per il momento solo sul piano tecnico.
il progetto
A presentare la richiesta di variante di assetto planivolumetrico (in pratica, volumi in crescita) sul Piano particolareggiato di iniziativa pubblica “Zona ippodromo”, è la proprietà di Fin Sai, riconducibile alla famiglia Saini. Il Piano particolareggiato risale addirittura al 2008 e sopravvive ancora grazie all’ennesima proroga, di tre anni, concessa dal Decreto semplificazioni. Nella convinzione che sarebbe stata l’ultima occasione, i Saini hanno deciso di chiedere l’ampliamento della tipografia Sate, storica attività di famiglia con accesso su via Goretti e che sul retro arriva a confinare con l’area Ippodromo, con una serie d’interventi edilizi che prevedono un riconversione di volumi e magazzini.
i paletti
Il primo confronto con il Sportello unico per l’edilizia e la Pianificazione attuativa, che fanno capo al dirigente urbanistico Fabrizio Magnani, non è filato liscio. Il progetto ha infatti incassato un «parere tecnico contrario» sull’uso, in quanto «il piano ammette solamente usi di tipo commerciale e artigianale, non industriale». Per quanto riguarda i parcheggi privati, il Comune si riserva di esprimersi una volta conosciuto, in sede di presentazione del titolo edilizio, della consistenza metrica; altezza massima degli edifici 6,7 metri e servirà un Permesso di costruire, anche per un ampliamento “leggero”. Il progetto, è l’annotazione conclusiva, ricade in Zona tampone dell’Unesco, e la compatibilità andrà valutata in seguito.
L’azienda ora punta a dimostrare la natura artigianale, e non industriale, dell’attività, ma il confronto è appena iniziato. —
S.C.
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