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il progetto ex-silla 

Urbanistica in mano ai “ribelli” L’ex assessore: «Così non va»

Urbanistica in mano ai “ribelli” L’ex assessore: «Così non va»

Fusari: regole e atti rimessi in discussione da chi non ne ha la competenza «Il Comune ha preso un impegno con un privato che ha fatto investimenti»

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Un’Urbanistica in balia dei consiglieri “ribelli” e che “dimentica” quali sono gli strumenti, le competenze e i luoghi istituzionali di confronto. L’alzata di scudi dei rappresentanti leghisti Catia Pignatti, Francesca Savini e Luca Caprini contro il piano privato di riqualificazione dell’area ex Silla, e le successive manovre di “negoziazione” avviate dalla Giunta a progetto già approvato, hanno indotto la consigliera di Azione Civica ed ex assessore all’Urbanistica Roberta Fusari a un’amara riflessione su «come funziona l’urbanistica a Ferrara».

Regole rovesciate

Un cortocircuito che rovescia le norme e che non tiene conto di procedure e atti. A cominciare «dal piano attuativo privato approvato secondo le regole del piano generale vigente» e che, proprio in virtù del via libera in sede di Psc, viene «ovviamente approvato dalla giunta, perché è quasi un atto dovuto in quanto le regole sono stabilite a monte, nel piano generale». Sempre per lo stesso motivo, ricorda Fusari «il piano generale è approvato dal consiglio comunale e i piani attuativi che ne derivano sono approvati dalla giunta».

Tutto secondo le norme, dunque, senonché intervengono i “contestatori” a rimescolare le carte chiedendo «di rivedere il piano privato perché non è stato condiviso con loro, non considerando minimamente quali siano le competenze in ambito urbanistico dei consiglieri comunali».

L’assessore Maggi poi ci mette del suo, osserva Fusari, e «prontamente e in nome della “partecipazione” decide di portare il piano privato in discussione nel gruppo consiliare della Lega». Con buona pace di «un imprenditore privato che ha sottoscritto accordi con il Comune, tenuto a rispettare i contratti firmati in precedenza, anche se cambiano gli amministratori». Un privato « che ha speso centinaia di migliaia di euro per rientrare nel Programma speciale d’area del centro storico e per fare il progetto di un piano attuativo, piano che ora viene messo in discussione in un gruppo consiliare, e sul quale si vuole aprire un “percorso partecipativo”».

Le lacune

Un pasticcio che rende evidenti, conclude Fusari, gravi carenze: «Non c’è una commissione urbanistica che funziona, perché è quello il luogo per avere dall'assessore le informazioni sui progetti urbanistici, e non l’ufficio della Lega; non c’è un nuovo Piano Urbanistico Generale che avrebbe dovuto avviarsi 18 mesi fa, del quale ancora non si sa nulla. Soprattutto non c’è nessuna idea, tranne quella di inserire ostacoli alle procedure codificate nel passato, a danno dei privati che ne restano coinvolti». —

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