Augias-Ovadia, due voci «per non dimenticare»
Oggi alle 10.30 cerimonia ufficiale seguita dal dialogo “A cosa serve la memoria” E Sgarbi guarda al futuro del Comunale: «Diamo un segnale di prima apertura»
Raccontare la memoria significa far diventare presente il nostro passato. È proprio di questo che si occuperanno questa mattina due grandi voci della nostra contemporaneità, lo scrittore e conduttore Corrado Augias e il neodirettore artistico del Teatro Comunale, Moni Ovadia, nel dialogo a due voci “A cosa serve la memoria”.
In occasione della Giornata in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, la collaborazione tra Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, il Comune di San Severo e Rotaract Club Agrigento, con il sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara e Bonifiche Ferraresi, si è dato vita a uno spettacolo rivolto a tutta la cittadinanza.
L’intero spettacolo, comprendente i saluti istituzionali, la cerimonia ufficiale delle celebrazioni a cura del Comitato provinciale 27 Gennaio per il Giorno della memoria e il dialogo a due voci, sarà infatti trasmesso in streaming dalle 10.30 sulla pagina Facebook della Nuova Ferrara e sui canali social del Claudio Abbado e dei Comuni partecipanti. Inoltre, Telestense lo riproporrà alle 21.15.
«Lo spettacolo che potreste vedere è un atto doveroso, vorrei dire istituzionale, che io e Moni Ovadia cercheremo di illustrare nelle sue luci e nelle sue ombre, nelle manchevolezze che una ricorrenza come quella che ci sarà domani, 27 gennaio, in tutta Italia ha purtroppo in sé». Questa la breve anticipazione che Augias ha fornito già ieri, nel corso della presentazione dell’iniziativa.
«DALL’AMERICA IN POI»
Più esplicito è stato invece il neodirettore artistico Ovadia: «Ritengo che sia ora di pensare a un Giorno delle memorie, partendo dal più vasto crimine della storia della modernità: la cosiddetta scoperta dell’America».
Così, Ovadia intende condurre lo spettatore in un viaggio all’insegna della storia della (dis)umanità, dal genocidio degli armeni allo sterminio di massa in Etiopia, per approdare, infine, alla Shoah. «Credo che, essendo la Shoah un culmine che non ha precedenti per la sua modalità, oltre che per le proporzioni dello sterminio - ha continuato il direttore del teatro -, dovrebbe essere la sorella maggiore delle altre memorie, dire “io sono il paradigma e attraverso di me, attraverso la mia modalità di costruire la memoria ricevi la stessa dignità per le immani sofferenze della tua gente”. Tutto questo deve essere per qualsiasi violenza commessa dall’uomo contro i suoi simili. Perché la memoria serve a vivere nel presente e nel futuro, serve a chi vuole decidere a quale società vivere e non subirla dagli altri».
il nuovo assettO
Così la memoria del passato viene attualizzata in uno spettacolo che vuole essere strumento per analizzare il presente e costruire il futuro, nonché il primo segno lasciato dalla direzione artistica del Teatro Comunale con a capo Moni Ovadia. «Ringrazio Vittorio Sgarbi e l’amministrazione di Ferrara, che mi hanno dato la fiducia di fare di questo teatro non solo il magnifico teatro che è già, ma cercare di dare un rilancio, perché ogni figura che viene a dirigere un teatro porta se stesso e porta anche un modo di intendere il teatro».
Al suo fianco troverà una serie di personalità di rilievo nel mondo dello spettacolo, pronte ad aiutarlo nel suo compito di rilancio del teatro, tra cui il coadiutore Marcello Corvino, come annunciato dallo stesso presidente di Ferrara Arte, Vittorio Sgarbi, presente anch’egli alla presentazione. «Non è che le cose già acquisite debbano essere intese come una condanna per il futuro, una buona collaborazione (tra Ovadia e Corvino; ndr) è stata utile finché non erano a Ferrara e sarà ancora più utile a Ferrara. Fra l’altro, Ovadia ha deciso di lavorare senza compenso, se non quello della presenza nel teatro di 80mila euro e proprio grazie alla capacità di organizzazione di Corvino si realizza la giornata che vede insieme due personalità come Ovadia e Augias. Oggi mi pare che diamo il segnale di una prima apertura, che ha l’originalità di tenere insieme il mondo ebraico e la cultura occidentale in un dialogo che riguarda la storia, il presente, i ragazzi che ci guardano anche senza essere a teatro e quelli che fra qualche tempo torneranno a ripopolare questi spazi». —
Ines Ammirati
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