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BERTI AVEVA 86 ANNI 

Ultimo saluto all’ordinario di patologia Unife in lutto

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Ieri pomeriggio nella chiesa di San Francesco in via Terranuova è stato dato l’ultimo saluto a Gilberto Berti, morto all’età di 86 anni. Già professore ordinario di patologia generale dell’Università di Ferrara e già direttore dell’Istituto di patologia generale e della Scuola di specializzazione di patologia clinica di Unife. La sua scomparsa segna un grave lutto per l’Ateneo ferrarese, con il rettore Giorgio Zauli, a nome suo personale e di tutta la comunità universitaria, che ha espresso ai familiari di Berti il più vivo e sentito cordoglio. Originario della Toscana, Berti era stato nel 1956 uno dei primi laureati del rinnovato, e finalmente completo, corso di laurea in medicina e chirurgia dell’Università di Ferrara. Dopo una pluridecennale attività, fra insegnamento e professione, era rimasto a vivere a Ferrara con la moglie e una famiglia composta anche dai tre figli, i nipoti e tutti i parenti.

Ne ha ricordato la figura il professor Francesco di Virgilio: “Insieme con i suoi Maestri, professori Robuschi e Benassi, il professor Berti è stato il fondatore e l’anima dell’Istituto di patologia Generale e l’attento traghettatore dell’istituto verso la nuova dimensione del Dipartimento di medicina sperimentale e diagnostica. Sia pure impreziosita da numerosi soggiorni di studio all’estero (in Francia, poi a Londra con il professor Sunitha Wickramasinghe, e a Zurigo con il professor Hans Lutz), la vita scientifica e accademica del professor Berti si è svolta essenzialmente all’Istituto di Ferrara. Tutti noi che l’abbiamo frequentato per decenni, ormai, ricordiamo la costante presenza del professore, la cura per i dettagli organizzativi anche apparentemente più insignificanti, l’attenzione per il personale, i colleghi docenti, i collaboratori tecnici e amministrativi, i giovani laureati frequentatori. Lo ricordiamo arrivare la mattina con la sua bicicletta (che peraltro mai cavalcava ), e poi andare via la sera tardi, essendo spesso l’ultimo a spegnere le luci. Ed era una costante trovarlo nel suo studio il sabato mattina”. —

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