L’allarme di Confesercenti «Dobbiamo poter lavorare»
Il presidente Nicola Scolamacchia ieri nel corso dell’assemblea provinciale L’assessore Fornasini: il Comune vicino alle imprese anche nel 2021
«Oggi bisogna poter aprire, la discussione si faccia sui protocolli, che siamo disponibili a rivedere, ma dobbiamo poter lavorare. Le nostre imprese non hanno più niente da dare, hanno raschiato il fondo del barile, non possono più resistere o tollerare iniquità visibili a tutti». A dirlo, ieri, è stato il presidente della Confesercenti, Nicola Scolamacchia, durante l’assemblea provinciale dell’associazione: «Da autunno i provvedimenti hanno colpito esclusivamente i settori che noi rappresentiamo, commercio e turismo, non voglio pensare che ci sia stato un accanimento: qualcuno ha detto che bloccarle sia stata una parte della medicina contro la pandemia? Se lo siamo stati, le medicine hanno un costo che deve essere riconosciuto anche attraverso sufficienti rimborsi». Dopo i risultati raggiunti, tra cui contributi a fondo perduto, estensione della cassa integrazione, sospensione dei mutui, «bisogna favorire in tutti i modi la ripartenza».
Significa, sottolineava Scolamacchia, «garantire l’apertura dei negozi in occasione della stagione dei saldi, ammorbidire, come chiederemo in Regione, le restrizioni al traffico, e facilitare l’ingresso ai centri storici magari non facendo pagare i parcheggi».
la tassazione
Fondamentale poi è la questione della tassazione e della liquidità, ricorda il presidente regionale di Confesercenti, Dario Domenichini: «Serve una drastica riduzione della Tari, perché pagare imposte così alte se le imprese sono ferme e non producono rifiuti? »; la preoccupazione è anche «su una stretta creditizia, ci sono già i sentori», ha detto ancora Scolamacchia. «Per trovare un anno così brutto bisogna risalire ai tempi della guerra – ha detto invece Guido Caselli (direttore del centro studi e vice segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna) tra istogrammi in picchiata e numeri colorati in rosso: secondo i dati Prometeia sulle previsioni del valore aggiunto a livello provinciale, per Ferrara il 2020 è stato leggermente meno negativo (-8, 8%) rispetto al resto della Regione (-9, 2%), ma per quanto riguarda il 2021 si parla di una crescita del 5, 1% per Ferrara che è inferiore a quella regionale 5, 4%. Ferrara avrà bisogno, quindi, di 2/3 anni per tornare ai livelli del 2019. In termini di fatturato le imprese hanno perso il 10%, con punte più alte per alloggio ristorazione dove il calo arriva al 40% e, per quanto riguarda l’occupazione, al 30 settembre Ferrara registrava un –3, 4% di occupati rispetto a settembre 2019, e nel commercio-ristorazione un –7, 2%. «Se vogliamo salvare l’occupazione dobbiamo salvare le imprese e saremo al loro fianco anche nel 2021», ha assicurato l’assessore Matteo Fornasini, ricordando quanto messo in campo: sul tema dell’imposizione fiscale «abbiamo riequilibrato l’imposta sulla pubblicità a favore dei commercianti al dettaglio e quando, alla fine del 2020, abbiamo introdotto il nuovo regolamento del canone unico, l’imposizione fiscale non è stata aumentata». Favorire l’afflusso delle persone in centro? «Abbiamo rimodulato il progetto dell’ex Mof – ha detto Fornasini – per mantenere un parcheggio vicino al centro gratuito». In programma ci sono manifestazioni, festival delle eccellenze, un progetto di valorizzazione delle botteghe storiche, l’istituzione del marchio Deco. —
Giovanna Corrieri
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