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La replica 

L’azienda nel mirino «Attendiamo che i giudici del Tar si pronuncino»

L’azienda nel mirino «Attendiamo che i giudici del Tar si pronuncino»

Per traffico di rifiuti,  la ferrarese Rechim  e Fidea con sede a Macerata pagarono multe  dai 55 agli 80mila euro  

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Parla per 15 minuti, al telefono da Macerata; replica ai rilievi e chiarisce i dubbi della Nuova Ferrara, l’avvocato Manuel Formica, legale storico della Rechim-Fidea e del suo titolare, l’imprenditore Mauro Canil.

Nessuna rilevanza

Ma si limita ad una nota stampa, dopo aver consultato gli altri legali coinvolti nel pool difensivo, spiegando che «attesi i provvedimenti sospensivi del Tar, la vicenda, a mio avviso, è allo stato priva di rilevanza esterna».

Dunque, visto che l’interdittiva al momento non ha efficacia, è sospesa, del braccio di ferro istituzionale della prefettura contro la Rechim non si dovrebbe dar conto. Ma spiega ancora l’avvocato Formica che «francamente, ritengo che ogni forma di pubblicità sarebbe a dir poco prematura e ingiustamente molto nociva all’azienda interessata».

A dire il vero, durante la chiacchierata, il legale, dopo averlo appreso dalla Nuova, si era detto sorpreso dell’intenzione della Prefettura di far ricorso al Consiglio di Stato e sull’interdittiva antimafia ammetteva che la parola mafia è terrificante e inquietante non per i suoi clienti ma per lo Stato. Un modo per ribadire che le ragioni che hanno portato la Prefettura di Ferrara ad adottare il provvedimento non avrebbero aderenza alla realtà della Rechim, azienda che non ha mai avuto contatti né legami con la criminalità organizzata. Posizione che era stata sempre espressa fin dai primi atti del 2017, all’epoca del sequestro della Rechim, poiché l’applicazione delle norme che valgono in generale (il Codice antimafia in questo caso per chi ha avuto condanne per traffico di rifiuti speciali) non hanno corrispondenza al caso concreto della Rechim: il principio comunque sostenuto è che affermare un rischio di infiltrazioni criminali è fuori dalla realtà. Dunque, sarà il Tar il maggio prossimo a valutare se basterà la sentenza definitiva a indicare questo rischio di infiltrazione. Sentenza con cui sono state decise pene lievi per il reato contestato e dunque, questo il principio, se vi fossero stati rilievi di infiltrazioni la sentenza sarebbe diversa.

La sentenza del gip

Sentenza che prima ad ora non era stata resa nota: il gip Francesca Zavaglia del tribunale di Bologna, nel maggio 2019, aveva accolto i patteggiamenti degli imputati per il traffico di rifiuti. In primis per Mauro Canil, sei mesi convertiti in pena pecuniaria per 45mila euro; ai dirigenti di Rechim, Corrado Riva, Diego Giadrini e Paola Mariotti pena di 3 mesi convertiti in pena pecuniaria di 23. 250 euro. Quindi le pene per le aziende coinvolte nel traffico: Rechim per illeciti amministrativi, sanzione di 85. 667 euro, per Fidea (casa madre) 55. 833 euro e infine il giudice dispose anche la confisca di 252mila euro per Rechim e 67 mila per Fidea. –

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