Per il sequestro di 22 milioni finalmente i giudici decidono
Eppur si muove: anzi si muovono, i processi sulle false coop del settore della logistica che vedono sotto accusa Bilal El Mangar e la moglie Souad Mochrik, imprenditori di origini marocchine ma ferraresi di adozione, accusati di frode fiscale per 22 milioni e mezzo. Per questa cifra era stato chiesto a partire dal 2016 il sequestro preventivo, come misura di prevenzione prevista dal Codice antimafia e solo il prossimo 1 febbraio dopo un ping-pong giudiziario durato anni, il sequestro verrà discusso in tribunale. La sezione speciale del tribunale “Misure di prevenzione” dovrà decidere dopo 4 anni dalle prime richieste di procura e finanza se quei 22 milioni e mezzo sono frutto o meno di provento illegale, di frodi fiscali e arricchimenti irregolari. E soprattutto indicare la pericolosità sociale dei due imprenditori oggi trasferiti in Marocco. Una storia giudiziaria di ritardi, ostacoli e contrasti tra giudici che solo adesso potrà essere sanata, mentre i beni su cui si dovranno decidere sono andati parzialmente dispersi o per quanto riguarda macchinari e beni mobili depauperati o quasi da rottamare. La storia, come la Nuova Ferrara aveva raccontato nei mesi scorsi, iniziò tanti, tantissimi anni fa: una vicenda giudiziaria estremamente complessa. Al centro di tutto i coniugi di origine marocchina, ferraresi a tutti gli effetti, diventati vertici di un impero di oltre 2. 000 dipendenti che lavoravano nella miriade di coop di servizi (ritenute false e solo un modo per non pagare imposte e tasse) che lavoravano per i colossi della logistica. Secondo l’accusa – procura e guardia di finanza – con meccanismi ben oliati, le coop – che di fatto erano solo una copertura – avevano vantaggi fiscali illeciti, da qui la frode fiscale. E l’arricchimento negli anni con un patrimonio stimato per 22 milioni e mezzo. Bene, secondo il Codice antimafia, chiunque abbia avuto un arricchimento sproporzionato rispetto la propria attività, e non possa giustificare il proprio patrimonio, può essere soggetto a misure di prevenzione, il sequestro dei beni. Perché ritenuto pericoloso socialmente.
Questo l’aspetto che riguarda la misura di prevenzione prevista dal Codice antimafia, mentre penalmente, la coppia era finita a processo con una ventina di persone (i prestanome di queste coop) e poi condannate per associazione a delinquere finalizzate alla frode fiscale: 6 anni e 8 mesi per Bilal e moglie. Un processo che pendeva dal 2016 dopo la sentenza di primo grado e che ora, dopo una accelerazione di questi mesi, è stato fissato in Corte d’appello di Bologna il prossimo 25 febbraio: due processi che dovranno chiarire una lunga, complessa e intricata vicenda giudiziaria. Che come si ricorda ha subito questi ritardi perché i giudici che lo hanno affrontato, a partire dal tribunale di Rovigo, Ferrara e Bologna hanno litigato (ovviamente con motivazioni tecniche adeguate) sulla competenza su chi dovesse decidere sul sequestro. Ora la Cassazione da Roma ha detto stop e indicato il tribunale di Ferrara. –
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