I sindacati puntano sul Patto del lavoro Ma è allerta credito «Banche, troppi no»
Il tasso di rifiuto dei prestiti alle imprese è tra i più alti E c’è preoccupazione per la fusione Caricento-Credem
Il Patto per il lavoro e per il clima? Un’opportunità da cogliere. È quanto emerso dall’attivo provinciale di Cgil, Cisl e Uil, dove il focus è stato ridurre le diseguaglianze, ottenere più tutele per il lavoro e adeguare il welfare alle nuove fragilità, anche alla luce delle debolezze produttive, sociali ed economiche del territorio.
gli squilibri
«Il Patto per il lavoro del 2015 ha portato risultati importanti quando imperversava la crisi, portando l’Emilia Romagna tra le migliori Regioni per ricchezza prodotta – ha detto Massimo Zanirato segretario generale della Uil – ma abbiamo sempre ritenuto si dovesse fare di più per ridurre gli squilibri che collocano la nostra provincia ancora in una posizione troppo arretrata rispetto al resto della Regione». Per questo nel 2018, continua Zanirato, fu sottoscritto il cosiddetto Focus Ferrara, ma «in pochi ne condivisero i principi, e d’ora in poi non potrà essere accettata una condivisione solo di forma. Mancò il ruolo di coordinamento delle istituzioni locali e il ruolo attivo e propositivo delle associazioni dei datori di lavoro, tutti impegnati a dire che i problemi erano l’accesso al credito o il gap infrastrutturale quando Focus Ferrara prevedeva 900 milioni in opere infrastrutturali e un capitolo specifico sul credito». Questa volta, di fronte al Patto per il lavoro e il clima, «serve una condivisione d’intenti fra istituzioni e portatori di interesse vista anche la grande arretratezza economica di Ferrara e l’altissima disoccupazione giovanile».
E gli obiettivi del Patto 2030, «sono da perseguire per garantire il rilancio del territorio».
tasto dolente
Territorio su cui insiste «il tasto dolente del credito – ha detto poi Samuel Paganini (Fisac Cgil) – che sarà fondamentale per una ripresa economica nei prossimi mesi ma che a Ferrara è un problema pesante: negli ultimi anni c’è stata una forte riduzione delle filiali, oltre al dramma della Cassa di Risparmio ci sono numerose chiusure di sportelli con conseguenze inevitabili. A Ferrara il tasso di rifiuto del credito è elevatissimo e fra i dati peggiori rispetto alle altre realtà provinciali: è un elemento di allarme anche la probabile prossima fusione fra Caricento e Credem, una banca molto severa che non concede credito molto facilmente. Il picco delle chiusure di imprese ferraresi – ha detto ancora Paganini – avverrà nei prossimi mesi. Cosa fare? Sfruttare meglio i fondi strutturali europei, far in modo che banche e clienti si parlino meglio e spingere per un allungamento dei finanziamenti per rafforzare le piccole e medie imprese».
Per Cecilia Caselli (Felsa Cisl) occorre «sviluppare sinergie fra gli attori pubblici e privati che si occupano del mondo delle politiche attive, volte a sviluppare un accesso generalizzato ai servizi di supporto all’incontro tra domanda e offerta di lavoro», mentre per Giovanni Verla (Fiom Cgil) serve «rilanciare un modello di formazione professionale», anche alla luce «dell’abbandono scolastico che caratterizza il territorio». Bisogna cogliere l’opportunità del Patto per Fausto Chiarioni (Filctem Cgil), «perché Ferrara è all’ultimo posto nei settori industriali nel contesto regionale considerando anche che il tema della transizione sarà molto delicato per Ferrara, realtà dove la chimica è di casa». «Rispetto al 2015 abbiamo l’occasione storica di programmare risorse importanti con la Regione – sono state le parole di Luigi Giove (segretario generale Cgil Emilia Romagna) – e l’orizzonte temporale del Patto è ampio ma non abbiamo dimenticato che prima del 2030 arriva il 2021, con la cessazione dei licenziamenti». [/SOTTOTITOLO]—
Giovanna Corrieri
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