Effetto crisi su fiori e piante «Buio senza precedenti»
L’allarme sanitario colpisce in pieno il settore, intere serre finite al macero Grido di dolore degli operatori estensi, a rischio sono anche i posti di lavoro
L’effetto Covid per il florovivaismo continua a farsi sentire. Confagricoltura Ferrara chiede che nelle misure di politica economica agricola venga dedicata massima attenzione a uno dei comparti che più ha sofferto in questo anno di pandemia. Sono necessarie importanti misure per far ripartire l’intero settore. Nonostante le feste natalizie blindate abbiano fatto sì che nelle case si riscoprisse il piacere di alberi di Natale veri, di stelle e di ciclamini, quasi ad esorcizzare il periodo di pandemia, per i florovivaisti si è trattato solamente di una boccata di ossigeno momentanea, stante le enormi difficoltà vissute durante lo scorso anno. Ferrara può contare su importanti aziende florovivaiste e altrettante piccole realtà che hanno saputo, a loro rischio e forti di tanta tenacia, dimostrare una capacità di tenuta nei confronti della complessa congiuntura del mercato.
Su questi temi interviene Matteo Minelli, della Minelli Garden, azienda di Buonacompra associata a Confagricoltura Ferrara. «Facciamo produzione e vendita diretta e l’anno appena trascorso è stato difficile. Nel 2011 abbiamo inaugurato la nuova sede con ben 4500 metri di serre, la cui struttura è costruita con sistemi di risparmio energetico, riciclo delle acque d’irrigazione, ombreggiamento. Investimenti importanti e a lungo termine, pensando al futuro. Purtroppo – fa notare Minelli – durante la prima parte dello scorso anno siamo stati costretti a gettare molte piante primaverili a causa del lockdown e da allora tutto è cambiato. Fortunatamente, complice la primavera splendida e il maggior tempo a disposizione che ha convinto molti neofiti a dedicarsi al giardinaggio e all’orto, appena ci hanno permesso di riaprire, le persone sono arrivate. Così abbiamo almeno recuperato le perdite di marzo e aprile, fino a quando sono state imposte le zone a colori, che di fatto hanno impedito alle persone di altri Comuni di arrivare a noi. Dopo il forte calo di novembre – dice ancora Minelli – c’è stata una ripresa con il Natale. Maggiormente difficoltosa, oltre alle perdite economiche dell’anno, è stata la gestione delle aperture e chiusure e la conseguente organizzazione del personale; le aperture e le chiusure che si sono succedute ci hanno costretti a vivere alla giornata in una situazione di grande precarietà. Inoltre, in mezzo a queste difficoltà, è di fatto cambiata la modalità di vendita per riuscire ad assolvere a richieste concentrate in momenti più brevi».
Problemi che si sono fatti sentire anche a livello di produzione: «Noi produciamo direttamente piante da interno, da esterno, alberi da frutto, aromatiche e da orto, piante a fioritura stagionale, piante grasse provenienti da tutto il mondo, per un ciclo produttivo lungo tutto l’arco dell’anno. Ospitiamo scolaresche da tutta la provincia – sottolinea ancora Minelli – e da quelle limitrofe, ma sia gli incontri con le scuole, come tutti i nostri corsi a tema, messi in calendario in base alla stagione e ai periodi, sono stati cancellati. E in questo contesto vorrei concludere con una nota dolente: ci era stata garantita l’esenzione dei contributi Inps per il personale dipendente occupato nel primo semestre 2020, ma pastoie burocratiche non hanno consentito a tutt’oggi di poterne fruire». —
Andrea Tebaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
