Caccia in valle «Le multe inflitte dalla Regione non sono dovute»
Frasson (Enalcaccia) parla dell’esistenza di un errore di interpretazione della norma «L’Azienda valliva è pubblica ed esente da tasse erariali»
COMACCHIO. Dopo l’intervento del sindaco Pierluigi Negri in consiglio, durante la presentazione del bilancio di previsione, si torna a parlare dell’Azienda valliva, in particolare di caccia e della multa da 184mila euro comminata dalla Regione al Comune e ai cacciatori comacchiesi.
Rimarcando come l’azienda rivesta carattere sociale e sia «esente da tasse erariali», Sergio Frasson (presidente provinciale di Enalcaccia) fa presente ai consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, «supportati da quelli del Pd, dell’errore di interpretazione del titolo dell’Azienda venatoria di Comacchio. Le aziende faunistico venatorie – spiega Frasson –, regolate dall’articolo 43 della legge regionale 8, sono strettamente private e a carattere speculativo. Da Trieste a Taranto trovano partecipazioni di vari “signorotti”, i quali versano quote elevate per dar sfogo alle loro esigenze faunistico venatorie con carnieri cospicui. Tali aziende sono soggette al pagamento di tasse erariali pari a 0,623 euro per ettaro e alle autorizzazioni da parte delle relative proprietà».
questione proprietà
Frasson smonta così il castello su cui è stato costruito l’errore di interpretazione di una norma, in quanto l’Azienda valliva particolare di caccia lagunare è di proprietà del Comune di Comacchio e non privata; è costituita in forma sociale dai cacciatori residenti, che si costituiscono in gruppi e che ottengono i vari apprestamenti di caccia, ogni anno, a seguito di apposito sorteggio pubblico.
L’azienda, inoltre, è dotata di un proprio regolamento. Non mancano i controlli negli apprestamenti di caccia, in base agli indirizzi dettati dalla legge regionale 27 del 2 luglio 1988.
«I cacciatori comacchiesi per espletare l’attività venatoria – prosegue Frasson – sono assoggettati ai seguenti versamenti: 173 euro relativi alla tassa di concessione governativa, 66 euro tassa di concessione regionale, 79 euro tassa pre Parco e 181 euro di permesso vallivo».
Per Enalcaccia l’errore di interpretazione è evidente, tanto che il suo presidente provinciale invita la Regione Emilia Romagna a occuparsi di risanamento dell’ambiente vallivo, all’interno del quale, dai tempi della Sivalco, ossia dagli anni ’70, «sono stati abbandonati materiali altamente inquinanti, eternit e amianto». A questo proposito, Frasson reputa «vergognoso l’atteggiamento della Regione che, anziché provvedere all’erogazione di fondi per il recupero ambientale dell’area, chiede il versamento dai cacciatori e dal Comune di somme non dovute, in quanto non riconosciuta quale azienda faunistico venatoria e quindi non soggetta alla relativa tassazione».
L’Azienda valliva particolare di caccia è stata istituita nel 1997 e al suo interno i cacciatori comacchiesi esercitano l’attività di caccia, raggiungendo in barca gli appostamenti ricavati dentro a vecchie tine di legno. —
Katia Romagnoli
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