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Case popolari, Consulta boccia i maxi-punteggi per i residenti

Stefano Ciervo
Case popolari, Consulta boccia i maxi-punteggi per i residenti

Per la Corte costituzionale sulle assegnazioni devono poter incidere altri fattori E così il legale di alcuni extracomunitari valuta ancora ricorsi contro le esclusioni

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La mannaia della riserva per gli extracomunitari che non hanno potuto presentare certificazioni di non possesso di case all’estero, e sono inseriti nella graduatoria per l’alloggio popolare, sarà levata tecnicamente dopo il 4 febbraio, termine per i ricorsi in Comune. Ma di fatto anche loro sono certi del loro posto in graduatoria. Lo certifica Palazzo Municipale dopo la delibera di giunta che toglie di mezzo, per la graduatoria già chiusa e la prossima, l’obbligo di documentazione, di fatto impossibile da assolvere e destinato a cadere sotto i colpi delle cause degli extracomunitari, che però avrebbero bloccato l’assegnazione delle case a tutti gli altri aventi diritto. «La graduatoria non cambia» può sostenere il sindaco, che attribuisce il cambio d’orientamento temporaneo sull’ìmpossidenza alla pandemia «che rende difficili se non impossibili gli spostamenti all’estero», e difende il principio della residenzialità storica al quale è dovuto il risultato dei «primi 157 posti assegnati a famiglie italiane con gravi situazioni economiche». Ma anche questo punto potrebbe finire all’esame dei giudici.

Consulta 2

Dopo aver chiarito senza lasciare dubbi che sull’impossidenza gli extracomunitari non possono essere trattati diversamente dagli altri, per i quali da sempre basta un’autocertificazione, la Corte costituzionale ha infatti emesso una sentenza molto insidiosa per Palazzo Municipale, proprio sui super-punteggi da assegnare a chi risiede da più tempo sul territorio. In pratica, dichiarando incostituzionale un pezzo della legge regionale abruzzese, afferma un principio opposto a quello rivendicato dalla giunta Fabbri, ovvero che «se la prospettiva della stabilità può rientrare tra gli elementi da valutare in sede di formazione della graduatoria (...), essa non può costituire una condizione di generalizzate esclusione dall’accesso al servizio, giacché ne risulterebbe negata in radice la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica».

Nello specifico, la Consulta in una sentenza depositata appena venerdì 29 gennaio, entra nel merito del meccanismo dei punteggi abruzzese che determina la posizione in graduatoria, e quindi la concreta possibilità di avere la casa. Per la residenza protratta il punteggio massimo è di 6 punti, il reddito arriva a 5, il grave disagio abitativo a 9 e le condizioni aggiuntive a 5. «Evidente sopravvalutazione» dell’anzianità di residenza, questa la sua conclusione.

sviluppi

Il regolamento ferrarese applica sulla questione (a differenza che sull’impossidenza) una possibilità offerta dalla legge regionale emiliana, spingendola al massimo: 0,5 punti per ogni anno di residenza in città, senza limitazioni. È evidente, come del resto ha sempre rivendicato il sindaco, che a chi abita da decenni a Ferrara basta questo punteggio per assicurarsi una casa, anche se i punteggi sono molto articolati. Secondo Alberto Guariso, legale dell’Asgi che ha fermato le cause già pronte sull’impossidenza, potrebbe essere un motivo valido per presentare ricorsi, questi sì in grado d’incidere sull’ordine della graduatoria.

L’assessore Cristina Coletti, intanto, fa sapere «che i controlli sulle proprietà all’estero per i richiedenti verranno effettuati con estrema accuratezza». —

Stefano Ciervo

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