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Il garante detenuti: strutture inadeguate al carcere di Ferrara

Bilancio dopo le visite agli istituti in regione E loda impegno «innegabile di chi vi lavora» 

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il punto

«Tutti gli istituti penitenziari visitati (Bologna, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Ravenna e Reggio Emilia) sono risultati strutturalmente e funzionalmente inadeguati al presente, al di là dell’impegno e della professionalità innegabili di chi vi opera»: lo rileva il Garante nazionale delle persone private della libertà, dopo aver svolto una visita. «Particolarmente critica – spiega il Garante in una nota – la commistione di sezioni organizzate in microcircuiti detentivi che, da un lato, determina una complessiva immobilità in taluni istituti, dall’altro, finisce col negare la possibilità di un tempo di detenzione, seppure minimamente significativo, per quelle enclave ridotte numericamente». «Enclave – rileva la nota – che talvolta arrivano a consistere in una sola persona, come nel caso un’unica presenza classificata come Alta sicurezza 2 all’interno di un istituto». In particolare, prosegue la nota, «colpisce il fatto che l’attuale mancanza di strutture adeguate alle esigenze dei bambini inferiori ai tre anni con madri detenute costringa a ragionare ancora, a dieci anni dalla legge di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori, di sezioni “nido” all’interno del carcere, attualmente in fase di allestimento nel carcere della Dozza di Bologna) il carcere cui fa riferimento anche il Ferrarese per la sezione femminile, ndr): nessuna casa-famiglia protetta e nessun istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) è infatti presente o in via di realizzazione in regione». Quindi il garante si sofferma sulla visita al penitenziario di Modena, al centro della “rivolta” di marzo «affinché l’esito drammatico (8 detenuti morti) non sia troppo frettolosamente archiviato nelle coscienze». –

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