Lite e botte nel cantiere «Sì, io l’ho picchiato ma non ne potevo più»
L’operaio tunisino ancora gravissimo all’ospedale di Cona Il collega ammette tutto: «Lui mi ha importunato per ore»
CENTO. Uno è tuttora ricoverato in coma a Cona: le sue condizioni sono gravissime e rischia la vita. L’altro invece è in carcere, in attesa dell’udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria disposto dal pm Ciro Alberto Savino.
Nei confronti del 43enne operaio modenese che sabato pomeriggio ha sferrato un pugno al collega, un 32enne tunisino residente a Finale, facendolo cadere a terra e provocandogli un’emorragia cerebrale, l’accusa resta quella di lesioni gravi. Ma è evidente che se le condizioni dello straniero dovessero precipitare inesorabilmente, la fattispecie di reato andrà ricalibrata. La speranza è quella di poter ascoltare la versione dei fatti del 32enne, quando si risveglierà. E intanto l’atto con cui il gip vaglierà la misura precautelare è stato fissato a domani.
il dramma e la follia
Sono ore di tensione quelle che si stanno vivendo tra il reparto di Terapia intensiva del Sant’Anna e la casa circondariale dell’Arginone a Ferrara. Ore drammatiche dopo quelle all’insegna della massima tensione vissute sul cantiere edile di via Frescobaldi a Cento, sabato scorso.
Alla fine della giornata di lavoro è scattato un litigio tra i due, dipendenti della stessa ditta subappaltatrice della provincia di Modena chiamati alla riqualificazione energetica di un condominio.
L’AMMISSIONE DI COLPA
Lite culminata in quel pugno al volto del tunisino. «Sì, l’ho colpito, ma per tutta la giornata lui mi aveva infastidito, non ne potevo più», ha ammesso fin da subito il 43enne ai carabinieri che lo hanno ascoltato. È stata una residente, allertata dai rumori che arrivavano dall’esterno del cantiere, a chiamare il 112. Poi l’arrivo dei soccorsi sanitari e il trasporto del 32enne prima al pronto soccorso di Cento e in seguito a Cona, dove è stato operato d’urgenza. —
Fabio Terminali
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