Case popolari per 160 Acer: ne servirebbero dieci volte di più
Secondo l’azienda regionale sono 1.500 le famiglie in crisi Non bastano i fondi ordinari, si spera nel Recovery plan
Con la 32ª graduatoria, quella controversa per l’impossidenza degli extracomunitari e i maxi-punteggi alla residenza storica, entreranno nelle case popolari meno di 160 famiglie in difficoltà, quest’anno. Secondo i conteggi di Acer, però, il perimetro del bisogno in città è dieci volte più ampio, e si attesta appunto attorno a quota 1.500. Si tratta di nuclei familiari con Isee al di sotto di 7.500 euro l’anno, la soglia d’ingresso nelle case popolari, e che dovendo pagare almeno 400 euro d’affitto al mese più spese superano ampiamente la quota del 30% di reddito destinato all’abitazione. Cifre che vanno raddoppiate su base provinciale, e che dovrebbero essere affrontate con maxi-investimenti su nuove abitazioni, per i quali si spera nel Recovery plan.
domanda e offerta
La base di partenza per calcolare l’effettivo fabbisogno di casa popolare è certo la graduatoria appena pubblicata, che vede 732 iscritti, molti dei quali peraltro ammessi con riserva. L’enfasi sul via libera agli italiani, da parte del sindaco Alan Fabbri, si giustifica anche con il desiderio d’incoraggiare chi negli anni scorsi ha visto finire la propria domanda sempre in fondo alla graduatoria. Anche considerando questo bacino potenziale di utenza, e tenendo conto delle stime regionali che indicano in circa 50mila le famiglie in emergenza abitativa, l’Acer è arrivata a stimare in 3.000 i bisognosi in provincia, la metà dei quali appunto nel capoluogo.
A fronte di questa situazione, con i fondi regionali quest’anno si potranno recuperare abitazioni per 350 famiglie a livello provinciale, 150 delle quali in città. Ci sono cantieri importanti di riqualificazione in via di conclusione, come ad esempio in via Fiume (27 alloggi messi a nuovo con lavori post-sisma), via Grosoli (4 palazzine per 16 alloggi, fondi regionali e nazionali), via Porta Catena (9 alloggi) e via Padova (8). Ci sono poi gli incentivi comunali per giovani coppie disposte ad occupare case sfitte a Porporana, Francolino e Pontelagoscuro. Quest’anno, poi, il Comune ha messo in bilancio 180mila euro per la manutenzione ordinaria, ai quali se ne aggiungono altri 180mila per gli alloggi di via Anita: un segnale incoraggiante, sottolineano in corso Vittorio Veneto.
cosa servirebbe
Per prosciugare questo bacino servirebbero 200 alloggi l’anno a livello provinciale, per un lustro, la metà dei quali nel territorio comunale. Considerato il costo medio di un alloggio nuovo da 60-70 metri quadrati, ma anche la ristrutturazione di un buon usato di queste dimensioni, si parla di 20 milioni di euro l’anno. Impensabile trovarli nelle pieghe dei bilanci ordinari degli enti locali o anche della Regione, «serve uno sforzo importante a livello nazionale per questa infrastruttura sociale», dice il direttore Acer, Diego Carrara. Circolano versioni del Recovery dove sono previsti 2,5 miliardi, sarebbe una riedizione del piano Fanfani da 355mila alloggi degli anni ’50. —
S.C.
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