Cultura, in quattrocento fanno quadrato «No alla città feudo»
Hanno firmato una lettera per criticare l’operato dell’amministrazione Al centro del documento teatro, musei, ztl e la collezione del critico in Castello
«Ferrara, città patrimonio dell’Umanità, non merita di essere trattata come il feudo personale di qualcuno e, soprattutto, di vedere irrimediabilmente degradato il suo tessuto urbano e monumentale». Finisce così la lettera aperta di una cordata composta da outsider della cultura ferrarese che hanno deciso di fare quadrato, mettere nero su bianco le cose che secondo loro non vanno, e sottoporle all’attenzione del ministro Dario Franceschini, del presidente Unesco Franco Bernabè e dell’assessore alla cultura dell’Emilia Romagna Mauro Felicori.
Alle ultime due righe sopra riportate fa seguito un lungo elenco di nomi e cognomi. Sono circa quattrocento i firmatari di questo documento e tanti, dal momento della sua diffusione, stanno chiedendo come poter sottoscrivere la lettera. I numeri dunque, almeno a prima vista, sembrano destinati a crescere.
DAL TEATRO AI MUSEI
Tra i sottoscrittori della lettera ci sono soprattutto operatori culturali, bibliotecari, guide turistiche, insegnanti, librai, docenti universitari, musicisti, scrittori, cooperatori, artisti, editori indipendenti, ricercatori, attivisti di associazioni di volontariato e di promozione sociale. La lettera si apre con una riflessione sulla situazione della Fondazione Teatro Comunale Ferrara. Le dimissioni di Mario Resca e del Cda che lavorava con lui, hanno aperto a un “giro di giostra” con nomine e proposte che, a prima vista, avrebbero poco a che fare con Ferrara e il teatro. «I bilanci del Teatro Comunale vengono seriamente messi a rischio dagli appetiti di chi lo sta utilizzando per offrire ingaggi spropositati a membri del proprio entourage, scelte imposte dall’attuale presidente di Ferrara Arte on. Vittorio Sgarbi che hanno portato alle dimissioni del presidente Resca», scrivono gli outsider della cultura cittadina. Ma i quattrocento non si fermano al teatro e prendono in esame il centro storico, che paga la presenza di macchine generando «non pochi problemi alla qualità dell’aria e gravi danni al patrimonio monumentale ivi presente a causa dello smog e delle vibrazioni che danneggiano gli edifici storici». Si legge nella lettera: «L’insicurezza di pedoni e ciclisti, a causa del proliferare di mezzi motorizzati in strade strette o in zone di sosta inadeguate, ha fatto da contraltare al deturpamento di un ambiente unico che dovrebbe essere tutelato dall’Unesco e invece presenterà un pessimo spettacolo ai turisti che torneranno a Ferrara passata l’emergenza coronavirus». Nella conta dei danni inseriscono anche il museo del Risorgimento e della Resistenza, chiuso a luglio scorso (fino a data da destinarsi) per consentire i lavori di ampliamento di Palazzo dei Diamanti. Parte del materiale è stato trasferito a Porta Paula «sede - scrivono - decisamente inadeguata agli scopi espositivi e di divulgazione scolastica che caratterizzano le attività dell’istituzione». E ancora: «L’assessore alla cultura Marco Gulinelli ha promesso che il museo troverà destinazione nei locali di Casa della Patria “Pico Cavalieri” che però necessita di un lungo e complesso restauro».
COLLEZIONE PRIVATA
Un accento particolare è stato dedicato anche alla collezione Cavallini-Sgarbi e alla sua eventuale esposizione permanente in Castello. «Non abbiamo dimenticato - si legge - i termini di quell’accordo che avrebbe fruttato ai fratelli Sgarbi il 20% sul costo di ogni biglietto di ingresso al monumento simbolo di Ferrara, in cambio della presenza “permanente” al suo interno di opere d’arte appartenenti alla Fondazione di famiglia».
GLI SCENARI
E sulle prospettive future, sugli obiettivi e sulla gestione del patrimonio museale e dei servizi culturali sottolineano: «I pensionamenti nel pubblico impiego non vengono coperti dall’ingresso di nuove risorse, così le biblioteche di quartiere chiudono e si propone l’esternalizzazione dei servizi a soggetti privati che penalizzerebbero le condizioni di lavoro preesistenti; mancano progetti volti a valorizzare le iniziative culturali locali e i giovani artisti; non sappiamo se vi sia un serio progetto di digitalizzazione e promozione del patrimonio museale e archivistico locale, al di là dei bandi comunali messi a punto per il prossimo servizio civile volontario, indispensabile a garantire l’accessibilità continua per motivi di studio e consultazione, specie in tempi di pandemia». Insomma, più che un ritratto della situazione, la lettera degli outsider sembra una richiesta d’allarme, un grido d’aiuto, un sos lanciato per invocare un cambio di rotta da parte dell’amministrazione. —
Samuele Govoni
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