Case popolari, doppia diffida «Il Comune cambi le regole»
I sindacati e un’associazione antidiscriminazioni scrivono al sindaco Fabbri «Cancellare impossidenza e mega-punteggio per la residenzialità storica»
Finisce sotto assedio la graduatoria comunale per le case popolari. Non è bastato a Palazzo Municipale la “sterilizzazione” causa Covid della clausola d’impossidenza riservata agli extracomunitari, per metterla al riparo da cause giudiziarie potenzialmente in grado di bloccare l’assegnazione di decine di abitazioni. A minacciare il ricorso al tribunale, infatti, sono quasi contemporaneamente i sindacati confederali e degli inquilini da una parte, e l’associazione Asgi (buoni spesa) dall’altra. In entrambi i casi si vuole cancellare definitivamente la clausola dell’impossidenza e ridimensionare il peso della residenza storica, cioè il parametro che ha determinato il monopolio italiano della parte utile della graduatoria.
doppia diffida
Sulla scrivania del sindaco Alan Fabbri e dell’assessore Cristina Coletti sono arrivate in poche ore due lettere di diffida. In sostanza la formula è chiedere al Comune di modificare in autotutela il Regolamento per «evitare ricorsi in sede giudiziale, che si renderebbero necessari, a tutela dei cittadini assistiti dalle associazioni degli inquilini, in caso di risposta negativa da parte del Comune», si legge nella lettera di Cgil, Cisl, Uil, Sunia, Sicet e Uniat; sarebbe un «inutile contenzioso e sperpero di risorse pubbliche», essendo in presenza di «evidente e accertata illegittimità».
Il legale dell’associazione antidiscriminazione, Paola Fierro, firma dal canto suo una diffida nella quale s’invita il sindaco a «modificare definitivamente tutte le norme regolatrici dell’accesso agli alloggi Erp escludendo per tutti gli stranieri l’obbligo di documentazione aggiuntiva ed eliminando la rilevanza della mera lungo residenza ai fini del punteggio», fermo restando che «in mancanza di sollecito riscontro ci attiveremo senza ulteriori avvisi in sede giudiziale». L’associazione si ritiene legittimata ad intervenire in prima persona dalla legge antidiscriminazione del 2003.
stesse sentenze
Per i confederali e i sindacati inquilini «l’unica rilevanza che può assumere la durata della residenza è quella relativa all’anzianità di graduatoria che coniuga la considerazione del bisogno con quella della presenza sul territorio». Anche loro, come l’Asgi, richiamano in proposito l’ormai famosa sentenza di una settimana fa della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimi i punteggi previsti dalla legge regionale dell’Abruzzo legati all’anzianità di residenza, «benché fosse previsto un tetto di 6 puntiche non è previsto nella vostra delibera, i cui effetti sono una considerazione palesemente sproporzionata della lungo residenza rispetto al bisogno - è la tesi sostenuta dall’Asgi - La Corte ha infatti rilevato che la considerazione sproporzionata dell’anzianità (a Ferrara 0,5 punti ogni anno di residenza in città, ndr) costituisce una discriminazione indiretta a danno dei cittadini stranieri evidentemente sfavoriti».
corollari
L’Asgi scende in campo anche per contestare l’illegittimità della documentazione d i non possesso di case in patria anche per i cittadini di una quindicina di Stati per i quali il Comune ha mantenuto l’obbligo. I problemi di mobilità dovuti al Covid, alla base della sospensione per nigeriani, marocchini e altre nazionalità presenti in città, valgono anche per gli appartenenti a quest’altra lista, sostiene Asgi; anche perché la Consulta ha contestato alla radice lo stesso principio, visto che il possesso di case in patria «non dimostra nulla circa l’effettivo bisogno di un alloggio in Italia».
Sindacati confederali e degli inquilini, dal canto loro, promettono di attivarsi «anche nei confronti di altri Comuni»: la residenza storica è stata introdotta a Bondeno, ad esempio. —
Stefano Ciervo
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