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Cona, verifica sul campo per i nodi del pronto soccorso

Alessandra Mura
Cona, verifica sul campo per i nodi del pronto soccorso

Calamai (Asl): non bastano i numeri a tavolino, faremo verifiche con il S.Anna Carenza di professionisti, il difficile reclutamento con concorsi e avvisi

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I dati sono in fila, nero su bianco. Ma non possono restituire la realtà complessa di un pronto soccorso, le attese prolungate, i granelli di sabbia che inceppano i meccanismi, i punti critici su cui agire. «È necessario essere presenti, fisicamente, per rendersi conto di quello che sta succedendo - puntualizza la dirigente Asl Monica Calamai affrontando in conferenza territoriale sociosanitaria il nodo “pronto soccorso di Cona” - Non posso sentirmi responsabile di un pronto soccorso che non posso gestire, devo verificare di persona quello che succede al Sant’Anna, ed è quello che andrà fatto insieme all’azienda ospedaliero universitaria». Prove concrete della futura integrazione tra le due aziende sanitarie, dunque «per arrivare a rimodulare la rete territoriale; c’è la disponibilità piena per avviare una progettualità comune. Ma non ci si può limitare a i discorsi a tavolino, devo poter entrare in ospedale».

Lunghe attese

Una premessa accompagnata dalla rivendicazione che «quello che succede a Cona non può essere attribuito al malfunzionamento della rete territoriale che, anzi, ha saputo reggere benissimo l’emergenza».

Problema annoso, del resto, quello delle lunghe attese al pronto soccorso del Sant’Anna, e rilanciato anche di recente dopo le segnalazioni di permanenze fino a 48 ore per un ricovero, e le sollecitazioni delle organizzazioni sindacali ad affrontare la questione alla radice.

Il pronto soccorso di Cona, ha ricordato il commissario straordinario dell’azienda Sant’Anna, Paola Bardasi, ha una doppia funzione: quella di presidio di base per il distretto Centro Nord (così come avviene per Mazzolani Vandini di Argenta e il Delta di Lagosanto per il distretto Sud Est e il Santissima Annunziata di Cento per l’Ovest), ma anche di Hub specialistico. Nel 2019 a Cona ci sono stati quasi 94mila accessi, contro i 66mila dell’anno scorso: poco più della totalità di quelli (64.891) registrati nel 2019 in tutti e tre i pronto soccorso territoriali tra Cento (22.850, con una media giornaliera di 63), Lagosanto (27.412 con una media di 75 al giorno) e Argenta (14.629 per una media giornaliera di 40). Questo perché Cona - dove la media giornaliera di accessi risulta di 100 persone - affianca appunto alle funzioni di base quelle di Hub specialistico.

La controprova che i numeri non sono frutto di uno “squilibrio” sta negli alti indici di dipendenza, ovvero la quota di cittadini che scelgono di rivolgersi al pronto soccorso del loro distretto di residenza: il 72% per Cento, l’86% per il Delta e il 72% per Argenta.

Dunque i punti da affrontare, per Cona - è intervenuta ancora Bardasi - sono due: il reclutamento di personale, e l’ottimizzazione dei percorsi nel comparto dell’emergenza urgenza, «uno dei temi forti dell’integrazione interaziendale che va affrontato, come ha detto Calamai, con la presenza fisica di entrambe le direzioni».

A complicare il tutto, sostiene il commissario straordinario, ci si è messa la pandemia, e se «in questo ultimo mese, rispetto all’anno scorso, gli accessi al pronto soccorso sono calati dal 30-32%, con una presenza di pazienti Covid che oscilla tra l’8 e il 10%, la necessità di eseguire i tamponi e mantenere separati i percorsi Covid e Covid free ha notevolmente rallentato i tempi».

il personale

A pesare però è anche la carenza di personale e la «difficoltà a reperire specialisti, nonostante procedure reiterate di reclutamento attraverso avvisi. Proprio in questi giorni è stato concluso un concorso e sono partiti i telegrammi di chiamata per tre specializzati, che al 90 per cento accetteranno; a questi si aggiungeranno quattro specializzandi e un nuovo dipendente che, se accetterà, sarà inquadrato come libero professionista». E i sei professionisti che recentemente hanno lasciato il pronto soccorso di Cona «saranno sostituiti nei modi e nei tempi che i primari concorderanno».

Spetta in ogni caso «alle direzioni sanitarie trovare una soluzione, hanno loro le competenze organizzative per affrontare il problema, non mi sembra giusto non riconoscere loro la fiducia e bypassare il problema alla Regione, tanto più che qui non stiamo discutendo di questioni strutturali, ma gestionali», è stato l’appunto che il presidente della Provincia Nicola Minarelli ha rivolto al sindaco di Ferrara Fabbri che, nel raccogliere il disagio espresso da più parti, aveva sollecitato l’assessore Donini e indicato esplicitamente la Regione come il soggetto chiamato a porre rimedio a queste criticità. «Se c’è un problema alla Berco, non chiamo Landini, vado a vedere cosa succede in fabbrica», ha fatto eco il segretario provinciale della Cgil Cristiano Zagatti. —

Alessandra Mura

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