Nocciolo, collaborazione tra la coop Terremerse e la Fondazione Navarra
Il nocciolo rappresenta senza dubbio una coltura del futuro. La richiesta di prodotto soprattutto da parte delle industrie dolciarie è notevole e la sola produzione italiana concentrata maggiormente in Piemonte, Lazio, Umbria e Campania non riesce a farvi fronte. Di qui l’idea del progetto nocciolo lanciata dalla cooperativa Terremerse che aggrega oltre cinquemila soci tra cui diverse centinaia anche nella nostra provincia. L’obiettivo da parte della cooperativa è quello di impiantare seicento ettari nel giro di cinque anni in varie zone italiane ovvero Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio e Toscana.
Il progetto nocciolo è appena agli inizi in quanto è stato avviato nel giugno dello scorso anno ma gli studi preliminari erano iniziati un paio di anni fa. Dopo oltre due anni di studi preliminari su questa coltura. Nel dicembre dello scorso anno sono stati impiantati i primi venti ettari in terreni della Romagna. La coltivazione del nocciolo rappresenta una valida alternativa rispetto alle colture tradizionali. La cooperativa ha intenzione di realizzare nella zona di Ravenna un impianto di pre-pulitura ed essicatura, per poi di inviare il prodotto (non sgusciato) all’industria basti pensare che la Ferrero importa varie quantità di prodotto dall’estero, Turchia in particolare, in quanto la produzione italiana è insufficente. Terremerse sta inoltre lavorando per una collaborazione sul progetto nocciolo con la Fondazione Fratelli Navarra di Ferrara. Lo scopo è quello di sviluppare, in sinergia con il Navarra, la cosiddetta corilicoltura nel Ferrarese. Si inizierà con la realizzazione di un campo sperimentale sul nocciolo sui terreni del Navarra. —
Maurizio Barbieri
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