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Ancora caccia illegale nel Parco del Delta Blitz dei carabinieri

Ancora caccia illegale nel Parco del Delta Blitz dei carabinieri

Le carcasse di quasi mille volatili trovate nei freezer e pronte per i ristoranti Scattano 22 denunce, un arresto, il sequestro di armi, munizioni e richiami

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COMACCHIO. Ventidue persone denunciate, di cui una arrestata; 22 fucili e una pistola revolver, oltre 6.000 cartucce e 4 chili di polvere da sparo, 9 richiami acustici vietati sequestrati; ritrovate quasi 1.000 anatre morte nei freezer dei denunciati. Sono i numeri dell’operazione antibracconaggio conclusa nella mattinata di ieri nel Delta del Po, tra le province di Ferrara, Ravenna, Rovigo e Venezia, dai carabinieri del Cites (organo che tutela le specie di fauna e flora protette dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione di Washington) – reparto operativo – Soarda (sezione operativa antibracconaggio e reati in danno degli animali), con i carabinieri forestali delle province interessate, il reparto carabinieri biodiversità di Punta Marina e con la preziosa collaborazione dei volontari della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e del Cabs (Comitato contro l’uccisione degli uccelli).

I CONTROLLI

I controlli, diurni e notturni, sono stati effettuati all’interno e all’esterno di alcune aziende faunistico-venatorie, in ambienti lagunari e vallivi, anche con l’utilizzo di imbarcazioni, e nelle abitazioni di alcuni dei 22 bracconieri denunciati, dove sono state trovate nei freezer quasi 1.000 esemplari di anatre morte, destinate con ogni probabilità al mercato nero della ristorazione, tra cui germani reali, alzavole, codoni, canapiglie e fischioni, ma anche un’oca lombardella, specie protetta.

I bracconieri sono stati sorpresi mentre utilizzavano richiami acustici vietati dalla legge 9 gli apparecchi sequestrati.

Tra le 22 persone denunciate c’è anche un arrestato per detenzione di arma clandestina nel suo domicilio di Campagna Lupia (Venezia), oltre a 3mila munizioni di vario calibro e una volpoca imbalsamata, specie particolarmente protetta.

LE ARMI

Ingente il quantitativo di armi sequestrate, pari a 22 fucili e 6mila cartucce, ma anche macchinari per spiumare gli uccelli e un intero sito dove veniva effettuata la macellazione clandestina. Sequestrati anche importanti documenti utili per future investigazioni.

«Il Delta del Po, tra i siti più importanti d’Europa per lo svernamento degli uccelli selvatici, è anche un hotspot secondo il piano d’azione nazionale contro il bracconaggio. Grazie all’impegno e alla passione dei nostri volontari – afferma Aldo Verner, presidente della Lipu –, abbiamo contribuito a questa massiccia operazione dei carabinieri forestali, che ringraziamo. I controlli devono decisamente aumentare, ma soprattutto bisogna voltare pagina sotto il profilo della tutela: non è possibile che ancora oggi un’area della valenza naturalistica mondiale come il Delta del Po non sia ancora parco nazionale, è ora di sanare questa ferita».

BLACK sPOT

Il Delta del Po è uno dei “black spot” individuati dal piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, punti caldi del bracconaggio italiano che vedono impegnati numerosi militari del comando unità forestali ambientali e agroalimentari in specifiche campagne antibracconaggio a tutela del patrimonio avifaunistico dello Stato. —

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