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Acli e Arci, circoli allo stremo Appello ai sindaci e alla Regione

I presidenti Pastorello e Bolognesi: niente ristori, Fondo ancora fermo «Lasciateci riaprire come attività commerciali, o sarà la fine» 

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il caso

L’associazionismo rischia di naufragare in questo periodo di chiusure per la pandemia.

I presidenti provinciali di Acli Ferrara Paolo Pastorello e di Arci Ferrara Alice Bolognesi si sono incontrati e hanno preso insieme una forte posizione sulle drammatiche condizioni dei circoli socio ricreativi del territorio facendo appello agli amministratori locali per chiedere un impegno concreto.

«Il parere di non ammissibilità dell’emendamento “salva-circoli” – dicono pastorello e Bolognesi – che, se approvato, avrebbe consentito ai circoli la somministrazione di cibo e bevande ai propri soci, nel rispetto dei protocolli stabiliti per le attività economiche aventi analogo oggetto, mette ancora più in difficoltà il mondo dell’associazionismo di promozione culturale e sociale del Terzo Settore. Siamo consapevoli del carattere complementare che l’attività di somministrazione riveste nei confronti delle principali attività ricreative e culturali, ma dopo mesi di chiusur , chiediamo di non ignorare l’importanza di questa fonte di autofinanziamento che permette ai circoli di far fronte alle ingenti spese fisse delle loro sedi».

«Il Fondo di 70 milioni a sostegno del Terzo Settore, istituito a novembre – continuano i presidenti Acli e Arci – potrebbe essere il primo contributo statale da inizio pandemia per tutti quei circoli e associazioni privi di partita Iva, che non hanno quindi potuto beneficiare dei ristori stanziati per le attività commerciali, ma il decreto che ne delineerà modalità e criteri di ripartizione tarda ad arrivare e a oggi non sappiamo se sarà in grado di fronteggiare il numero di domande».

E le conseguenze non saranno solo economiche, fanno presente Pastorello e Bolognesi: «La chiusura di questi spazi di incontro e aggregazione, rischia di infliggere l’ennesimo colpo alla socialità, alla prossimità e al mutualismo. L’emergenza sanitaria non è affatto terminata, ne siamo consapevoli, chiediamo però di non venire penalizzati per poter riprendere in sicurezza le attività di base che ci consentiranno in un secondo momento di ripartire e non perdere il tessuto associativo».

Ma nonostante i circoli si siano «attivati immediatamente per osservare tutte le norme anticontagio», regna ancora l’incertezza «e a oggi non sappiamo quando e in quanti potremo riaprire. I 60 circoli ferraresi Acli e Arci, chiusi ormai da ottobre, con le attività sospese, con gli affitti e le utenze da pagare e con ristori insufficienti, non ce la fanno più, sono allo stremo, e molti di loro purtroppo non riapriranno neanche una volta passata l’emergenza, impoverendo ulteriormente le comunità territoriali di preziosi luoghi di incontro e di presenze storiche radicate».

Da qui l’appello «ai sindaci e al presidente della Regione affinché per quanto di loro competenza ci sostengano e ci diano la possibilità di riaprire anche con orari e attività ridotti come consentito ai soggetti commerciali rispettando tutte le misure anti Covid previste dai protocolli vigenti». —

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