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i ricordi 

«Avresti meritato molto, molto di più»

An.Bo.
«Avresti meritato molto, molto di più»

Il segretario provinciale del Pd Minarelli: «Un grande uomo» L’amico: «Avevamo scommesso, Purtroppo hai vinto tu» 

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ostellato. Seduto al primo banco, alla sinistra della bara coperta di fiori bianchi e gialli, il vicesindaco Davide Bonora, medico e amico fraterno di Andrea Marchi. Sa che deve parlare, vuole raccontare e riesce a trovare tutta la forza che gli rimane per farlo.

«Ho la fascia da vicesindaco, quella che tu mi hai voluto dare tanti anni fa e che ancora oggi indosso. Non è facile trovare la parole giuste e vorrei poterti ricordare con un sorriso. Ciao grande capo, sono qui ad onorare la scommessa che purtroppo hai voluto vincere tu. Maledetto, ingiusto destino. Ci hanno unito momento felici ma anche molto difficili».

Umanità, sincerità, ma anche grande disponibilità le parole con cui dipinge il suo grande amico. «Sarà dura non chiamarti più per un caffè, non poterti telefonare alla sera prima di tornare a casa e parlare di tutto. Ciao fratello, adesso riposa» .

l e scuse

A nome di tutti i sindaci ha preso la parola il primo cittadino di Portomaggiore Nicola Minarelli, segretario provinciale del Partito democratico e presidente della Provincia.

«Parto dalla scuse perché se c’è una cosa che hai insegnato è l’umiltà: tu così forte, rispettoso, intelligente. Ecco, da parte mia e dei colleghi del Pd scusa perché ti è stato dato molto, molto meno di quello che invece avresti realmente meritato. Quindi ti chiedo ancora scusa per il discorso, che non sarà all’altezza». Prende fiato, Minarelli: «Tu, che stavi fino a tarda notte in ufficio, perso tra le carte e tante volte ti abbiamo chiesto di smetterla perché ci sentivamo inadeguati, noi somari. Eri gioioso, allegro e stare in tua compagnia era un piacere immenso, con le tue grasse risate. Eri disciplina e serietà ma anche gioia e divertimento».

Una pausa, è difficile andare avanti. «Amico, collega, grande uomo. I cittadini ti adoravano e tu li hai sempre difesi, hai lottato per loro come nessun altro».

Quindi un ricordo tra tutti: «Un giorno sono venuto a trovarti e siamo andati al bar. Io ti parlavo ma era un continuo salutare, domandare. A un certo punto hai smesso persino di ascoltarmi ed hai fissato un signore anziano che stava arrivando: “Ciao Tony, a iò vist che tà cambià zaneta”. Non ce l’ho fatta più: persino il bastone. Quante volte ne abbiamo riso assieme, quanto mi mancherai. E no, non chiuderò con una citazione in latino, lo sai».

L’ultimo saluto lo tiene don Luciano Domeneghetti: «Questa è la tua chiesa, lo è sempre stata. Un anno fa abbiamo avuto dei problemi e siamo stati costretti a chiuderla. I lavori sono finiti ed eravamo prossimi a riaprila, ma quando abbiamo saputo della tua morte ci siamo guardati in faccia e ognuno di noi ha fatto il possibile e l’impossibile. Il sindaco Elena Rossi, le forze dell’ordine ma soprattutto la tua gente. Hanno sistemato pulito, tirato tutto a lucido. Tutto questo non è e non può essere un caso. Ci hai insegnato a restare uniti e lo faremo, come volevi tu». —

An.Bo.

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