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il caso  

Cimice asiatica, primi ristori È una boccata di ossigeno

A. T.

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Una buona notizia per gli agricoltori. L’arrivo di parte dei rimborsi/ristori dopo i danni della cimice asiatica rappresenta una vera boccata di ossigeno.

«Siamo lieti – dice Alessandro Visotti, direttore della Coldiretti – che in questi primi giorni del 2021 a molte aziende frutticole che avevano subito pesanti danni dalla infestazione di cimice asiatica, siano stati accreditati i ristori che la legge ha consentito di ottenere, anche se quanto ottenuto in ragione dell’applicazione del decreto legge 102 del 2004 è sempre parziale – sottolinea Visotti – , alcune aziende non hanno potuto accedervi ma è altrettanto vero che si tratta di una questione nota da tempo e che la nostra associazione ha affrontato da anni il tema dei risarcimenti ai produttori colpiti da calamità, ben consapevole che lo strumento degli indennizzi a posteriori e con criteri non sempre adeguati al danno realmente subito ha grossi limiti».

Limiti che la Coldiretti in occasione proprio della calamità provocata in special modo nella nostra provincia, ha cercato di superare mettendo in campo le proprie energie per velocizzare le procedure e consentire una dotazione finanziaria più adeguata a dare un sostegno alle aziende più colpite. Iniziative che hanno trovato un anno fa a Verona il loro punto di arrivo, con il coinvolgimento di assessori di numerose Regioni italiane, dei presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Veneto, del ministro dell’agricoltura e di deputati europei, con il supporto di sindaci e di fronte a migliaia di associati in occasione della Fieragricola. Il risultato in termini di tempistiche, di procedure e di entità dei ristori è stato sicuramente diverso dal passato.

«Non certo l’ottimale, non certo la soluzione per tutti – evidenzia a sua volta Floriano Tassinari, presidente provinciale di Coldiretti – ma un forte segnale che ha permesso percentuali di risarcimento per le aziende più colpite a un livello mai riscontrato in precedenza, grazie agli aumenti delle dotazioni finanziarie del Fondo di solidarietà nazionale e all’attività di sprone fatta anche dalla Regione Emilia-Romagna per arrivare in tempi più brevi possibile, nonostante i problemi della pandemia, a poter presentare le domande e poter pagare le somme dovute, nel limite delle dotazioni del Fondo».

«È evidente che la perdita di prodotto, a causa di una qualunque calamità (siccità, grandine, fitopatie e altro) – conclude il direttore Visotti – innesca dinamiche non solo di minor reddito per le aziende agricole, ma anche di criticità in tutta la filiera, con le conseguenze collegate all’indotto (manodopera, trasporti, logistica) e che attendere due anni e più dall’evento per poter avere un risarcimento espone gli agricoltori a grossi rischi, chiusura dell’attività compresa, ed è quindi necessario portare avanti proposte innovative a favore del settore per poter continuare la conduzione, migliorando lo strumento assicurativo». —

A. T.

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