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Coldiretti, il grido di allarme «Le nutrie sono un flagello»

Andrea Tebaldi
Coldiretti, il grido di allarme «Le nutrie sono un flagello»

Chiesto alla Regione un intervento urgente per contenere la fauna selvatica  Danni ingenti alle coltivazioni. Gli agricoltori invocano la necessità di rimborsi  

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Coldiretti Ferrara ha scritto alla Regione per evidenziare lo squilibrio della presenza di fauna selvatica nociva che impatta sulle produzioni agricole e sul territorio. Occorrono un progetto di riequilibrio e risorse adeguate per gli indennizzi agli agricoltori che sono esasperati per la situazione. Nutrie, piccioni, gazze, storni, corvidi, volpi, fagiani, lepri, cormorani e da ultimo anche le oche selvatiche: la lista degli animali che proliferano e recano danno prima di tutto all’ambiente e al territorio, comprese altre specie selvatiche, si allunga. E prima che anche gli ungulati diventino un problema, Coldiretti chiede a gran voce alla Regione di mettere mano alle norme in materia di fauna selvatica e risarcimenti alle imprese agricole. A partire dalla questione legata alla presenza di migliaia di capi di oche selvatiche nel territorio a cavallo tra i comuni di Portomaggiore e Argenta, che stanno causando danni rilevanti a tutte le colture, facendo tabula rasa dei cereali e nutrendosi in seguito di ogni altra coltura praticata dalle aziende di quel territorio. Le stime dei danni si aggirano dal 30 al 60%, e a nulla contano – scrive Coldiretti – «i metodi di prevenzione, come palloni e cannoncini, che dopo poche ora vengono bellamente ignorati. Nello specifico – chiede l’organizzazione agricola a nome dei propri soci – bisogna pensare a un piano di controllo numerico o comunque a stanziare le risorse necessarie a dare pieni indennizzi ai produttori che si accollano obtorto collo il mantenimento di migliaia di oche, salvaguardarne il reddito. Peraltro la coesistenza con le specie selvatiche è sempre più problematica e sono evidenti i limiti della gestione faunistica in presenza di squilibri ambientali, e a farne le spese non solo gli agricoltori. Piccioni e nutrie provocano danni sia alle coltivazioni agricole che alle infrastrutture idrauliche e viarie, che agli edifici e ai cittadini, e contenere queste popolazioni è premessa per salvaguardare l’intero territorio».

La presenza oltre modo numerosa di stormi di cormorani sta, ad esempio, limitando o impedendo l’acquacoltura in diverse zone vallive del Basso Ferrarese, mentre le difficoltà di intervento legate alla prevenzione sanitaria anticovid hanno avuto anche l’effetto di limitare le consuete operazioni di monitoraggio e redistribuzione di fagiani e lepri, con timori per i raccolti in zone contigue alle aree di salvaguardia della fauna.

«Una situazione – rimarca in ultimo ma con forza Coldiretti – ormai fuori controllo, che necessita di un confronto costruttivo ma urgente con la Regione e gli enti deputati alla gestione faunistica, per evitare il depauperamento della biodiversità e danni ripetuti e non pienamente indennizzati alle produzioni, oltre che, per quanto riguarda le nutrie ed altre specie, danni irreparabili a canalizzazioni, strade e manufatti con conseguenti rischi idraulici, come i recenti fatti del Modenese ci hanno chiaramente dimostrato essere una evenienza non troppo remota». –

Andrea Tebaldi

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