Oche selvatiche e agricoltura Gli animalisti: nessun danno
PORTOMAGGIORE. «La presenza di popolazioni di oche sui campi coltivati non crea danni se ciò avviene freddi dell’anno, come nel caso della Bonifica del Mezzano». Così le associazioni Lipu, Asoer e Ciso replicano a Cia e Coldiretti, secondo cui alcune specie selvatiche di oche causerebbero danni alle colture.
«Le oche non strappano le piante ma le recidono, favorendone l’accestimento e quindi la resistenza alle intemperie e una maggiore produttività», dicono le tre sigle che aggiungono: «gli stormi di oche e, da alcuni anni, il numero crescente di gru (circa 1.800 questo inverno) rappresentano invece una importante risorsa sotto il profilo ambientale, conservazionistico e turistico, che andrebbe valorizzata».
Gli ultimi censimenti indicano che gli stormi abbandonano prima di fine inverno il Mezzano, spostandosi verso le Valli di Argenta e la Bassa Bolognese: «Ciò dipende dalla crescente frequenza delle azioni di disturbo (deliberato o involontario, in ogni caso vietato dalle leggi vigenti) da parte di agricoltori, selecontrollori deputati al controllo delle nutrie, curiosi e velivoli da diporto. Se reiterate aumenterebbero la mortalità degli uccelli». —
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